sabato 2 maggio 2020
Il sito www.giornalistiuccisi.it attivo dal 3 maggio, quando si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa dell'Unesco
Il passaporto di Carlo Rocchelli, ucciso nel luglio 2019 nel Donbass (Ucraina)

Il passaporto di Carlo Rocchelli, ucciso nel luglio 2019 nel Donbass (Ucraina) - Ansa

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Un sito per conoscere da vicino la vita e la professione dei giornalisti uccisi negli ultimi anni perché cercavano la verità. Il sito www.giornalistiuccisi.it, un'iniziativa di Ossigeno per l'informazione, è online da domenica 3 maggio, giornata in cui si celebra la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, il World Press Freedom Day promosso ogni anno dall’Unesco.

Intitolato “Cercavano la verità”, il sito raccoglie per la prima volta tutte insieme le storie dei giornalisti uccisi negli ultimi 60 anni dalle mafie, dal terrorismo e dai conflitti all’estero: da Cosimo Cristina a Carlo Casalegno, da Giancarlo Siani a Fabio Polenghi e Andrea Rocchelli. E lo fa con l’intento di collegare e valorizzare le diverse iniziative già avviate nel tempo per ciascuno di loro e di rendere più accessibile l’informazione esistente, coinvolgendo direttamente anche i familiari delle vittime.

Il sito sarà costantemente aggiornato, per rendere sempre più completo il quadro complessivo di conoscenza sull’enorme costo, anche in termini di vite umane, che ha avuto la battaglia di tanti giornalisti coraggiosi per affermare il diritto-dovere di informare.

“Questo archivio, insieme al Pannello che ritrae i loro volti, realizzato da Ossigeno – afferma Dunja Mijatović, commissaria per i Diritti umani del Consigli d'Europa - ci permette di scoprire le loro vite e ci fa condividere i loro sogni, interrotti improvvisamente e prematuramente. Ci fa conoscere inoltre le loro famiglie e ci aiuta a comprendere cosa abbiamo perso con la loro morte".

L’associazione Ossigeno per l’informazione è nata da un impegno iniziato nel 2006 per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani, in particolare contro i cronisti impegnati in prima linea nella ricerca delle verità più nascoste in materia di criminalità organizzata.

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