giovedì 6 settembre 2018
Ieri sono state incardinate in commissione Attività produttive della Camera quattro proposte di legge. Verso la discussione in aula
Un centro commerciale

Un centro commerciale

La maggioranza procede sulla via dello stop alla spesa o allo shopping la domenica. Come preannunciato nelle scorse settimane, Lega e Movimento 5 stelle si preparano a rivoluzionare la settimana lavorativa, reintroducendo l’obbligo di chiusura la domenica e nei giorni festivi per i negozi. Unica eccezione, gli esercizi commerciali delle località prettamente turistiche.

Un giro di vite che pentastellati e leghisti intendono mettere a punto dopo una serie di audizioni in commissione, con l’obiettivo di mandare in soffitta le liberalizzazioni di Monti che rispondevano a un’altra situazione economica - è il ragionamento fatto dalle due forze di maggioranza -, ma che ora vanno a incidere negativamente sulle piccole realtà. Senza dimenticare l’importanza del trascorrere i giorni festivi, tanto più la domenica, con la propria famiglia, sempre ricordata anche dalla Cei.

Ieri sono state incardinate in commissione Attività produttive della Camera 4 proposte di legge: una della Lega, a prima firma della presidente della commissione Barbara Saltamartini, e una dei 5 stelle, oltre a una del Pd e una di iniziativa popolare. «Abbiamo iniziato l’iter per rivedere le assurde liberalizzazioni del governo Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Cambiamo rotta per non penalizzare più i piccoli commercianti e le botteghe storiche, e ridare a lavoratori e famiglie la libertà della domenica», annuncia Saltamartini su Facebook.

Il suo testo, composto di 2 soli articoli, reintroduce la chiusura domenicale obbligatoria e affida a Comuni e Regioni il compito di determinare il nuovo quadro delle regole, fissando un massimo di circa 8 aperture straordinarie (di cui 4 per le domeniche di dicembre). E la capogruppo leghista in commissione Attività produttive, Giorgia Andreuzza, spiega: «Occorre una rivisitazione della normativa che da una parte non penalizzi il commercio, in particolare quello di prossimità e le botteghe storiche e, dall’altra, restituisca ai cittadini e alle famiglie una dimensione socio-economica più a misura d’uomo, riscoprendo il gusto e il valore della domenica e delle festività».

Per il presidente del Comitato nazionale della Camera di Commercio Internazionale, Ettore Pietrabissa, le nuove norme andrebbero però «in controtendenza con il momento che viviamo, in cui i consumi, le aziende e imprese che investono devono essere più sostenute». Positiva è invece la reazione di Confesercenti: «È importante dare un segnale».

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