venerdì 5 maggio 2017
Il direttore della Caritas: se le accuse alle ong sono finalizzate alla rinunciare dell'attività di salvataggio, lo si dica chiaramente. La scelta Cei dei corridoi umanitari.
Don Francesco Soddu in uno scatto di Siciliani

Don Francesco Soddu in uno scatto di Siciliani

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"Se il retropensiero di chi attacca costantemente il lavoro delle Ong, è quello di arrivare a rinunciare all’attività di soccorso e salvataggio nel Mediterraneo, per evitare che queste persone raggiungano il nostro Paese, è bene che venga detto apertamente al fine di creare le condizioni per un confronto chiaro e aperto su un tema che riguarda i diritti umani". Lo ha affermato oggi don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, nel suo intervento – rilanciato dal Sir - al convegno in Senato sul tema “La grande bugia delle navi-taxi. Le Ong e il soccorso in mare dei migranti”.

"Certamente - ha precisato - vedremmo con maggior favore un dibattito nel quale le posizioni siano chiare, piuttosto che questa ipocrisia istituzionale. Ad oggi, infatti, nel serrato dibattito che è scaturito dalla vicenda delle Ong, non abbiamo ancora ascoltato
proposte alternative per la gestione dei flussi migratori".

Don Soddu ha ricordato che Caritas italiana ha fatto al riguardo la scelta chiara dei corridoi umanitari, "unica alternativa legale e sicura per chi oggi è bloccato in molti Paesi in attesa di raggiungere l’Europa con i barconi". "Questa non è solo un’operazione umanitaria - ha sottolineato - ma soprattutto un messaggio politico a chi è troppo timido nel fare scelte coraggiose e necessarie in un periodo nel quale le migrazioni costituiscono non un accidente storico ma un fenomeno strutturale".

"Stiamo assistendo a un processo mediatico contro chi ha creduto che salvare delle vite fosse un gesto necessario di umanità. Ma così non sembra. Le accuse, spesso non circostanziate, che piovono su queste organizzazioni appaiono un pretesto per distogliere l’attenzione dalle evidenti fatiche nel trovare soluzioni politiche a più ampio spettro nella gestione di questo fenomeno". Lo ha detto oggi monsignor Soddu.

"È evidente - ha osservato - che in assenza di altre vie legali e sicure di ingresso, oggi per i migranti e i rifugiati l’unica possibilità di raggiungere l’Europa è quella di attraversare questo ampio braccio di mare sperando di non morire durante la traversata. E ciò che si sono prefissate queste organizzazioni umanitarie, insieme alla Marina, è proprio quello di evitare la morte a questi uomini, donne e bambini che cercano un futuro lontano dalla propria terra e lontano dall’inferno libico".

"Affermare che le navi che svolgono il salvataggio in mare costituiscono un pull factor - ha chiarito -, significa non solo condannare molte persone a morte certa, ma anche un’ammissione di responsabilità nell’incapacità di individuare soluzioni durature a partire dalla stabilizzazione dei contesti di origine e di transito".

"In un sistema nel quale il ruolo delle organizzazioni del privato sociale è essenziale per garantire la tenuta dell’accoglienza, nel quadro degli accordi con lo Stato, quale vantaggio traggono alcuni rappresentanti delle istituzioni dal costante discredito nei
confronti delle Ong?": è l'interrogativo posto da don Soddu durante l'appuntamento convocato dai parlamentari Luigi Manconi ed Emma Bonino sulla "grande bugia delle navi-taxi".

"Qualora si ritenga superfluo il ruolo svolto da questi soggetti, finora essenziali - ha precisato don Soddu - lo si dica apertamente
per avviare quantomeno una riflessione utile per rivedere il sistema". Don Soddu ha rivelato che anche sul fronte dell’accoglienza la Caritas ha vissuto una situazione simile all’indomani della vicenda di Mafia capitale, "quando nessuno si è fatto alcuno scrupolo nel condannare indistintamente tutto il mondo delle organizzazioni impegnate in questo settore, gettando un’ombra che si allunga fino ad oggi e condiziona non poco le dinamiche territoriali".

"Molti dei nostri progetti che stanno assicurando oltre 20 mila posti in accoglienza - ha sottolineato -, soffrono di uno stigma che alcuni rappresentanti delle istituzioni italiane non si sono sottratti dall’affibbiare a quanti garantiscono lo svolgimento di un servizio pubblico in un’ottica di sana sussidiarietà".

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