martedì 6 agosto 2013
Per il controverso provvedimento firmato da Ivan Scalfarotto (Pd) e Antonio Leone (Pdl) che modifica la legge Mancino seduta fino alle ore piccole con una sparuta pattuglia di parlamentari. Il voto a settembre. (VAI AL DOSSIER)
Le modifiche all'art. 3 dalla legge Mancino
Sisto (Pdl): la fretta di mettere bandierine fa sconfinare il diritto nella propaganda
EDITORIALE/1 Un doppio rischio di Francesco D'Agostino
EDITORIALE/2 Libertà intangibile, e c'è un terzo rischio (mt)
Una discussione che avrebbe meritato di non approdare alla Camera in forma semi-clandestina, nella distrazione di un’afosa sera di agosto. La legge che per combattere l’omofobia introduce, se non emendata, fondati rischi di sconfinare nell’odioso reato di opinione (per la difesa, ad esempio, della famiglia costituzionalmente garantita o l’enunciazione della dottrina cristiana) arriva in aula così, con 28 iscritti a parlare e anche meno (22, a un certo punto) ad ascoltare.A introdurre la discussione i relatori, un frettoloso (nella lettura) Antonio Leone del Pdl, e Ivan Scalfarotto del Pdl, che a un certo punto rinuncia a leggere tutto il testo preparato e lo consegna agli atti. Un’improvvisa accelerazione che fa seguito alla strozzatura in commissione senza, peraltro, la prospettiva di arrivare al voto prima delle ferie, tanto da lasciare dei dubbi sull’utilità di una discussione che in questo modo – come hanno sottolinato tra gli altri Paola Binetti dell’Udc, Eugenia Roccella del Pdl e Gian Luigi Gigli di Scelta civica – non aiuta certo la ricerca della migliore soluzione, e la ricerca di una formula condivisa, come pure ha auspicato nel suo intervento Elena Carnevali, del Pd. Condivisione che era stata evocata come auspicio a nome del governo anche dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri.
La stringata formulazione attuale di fatto allarga la dizione della legge anti-discriminazione della legge Mancino, punendo «l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi o fondati sull’omofobia o transfobia». Nessuna garanzia - e il dibattito vero si sposta quindi a settembre - sull’introduzione di una efficace clausola di salvaguardia, come molte voci, già prima in commissione e poi di nuovo ieri in aula da Paola Binetti, hanno sollecitato per garantire larga condivisione e ascolto. «Per altro, ha sottolineato la deputata dell’Udc, la normativa attuale già tutela queste categorie».Un dibattito in cui ognuno quindi si limita a ribadire la sua visione. Come fa Silvia Chimenti, di M5S in un intervento in larga parte dedicato a dispensare una sorta di lezione ai cattolici e a organi di stampa che avrebbero messo in atto una sorta di «strategia del terrore». Mentre Alessandro Zan, di Sel nel negare il rischio del reato di opinione, considerando insufficiente l’attuale formulazione, un po’ ammette che così «l’opinione è solo limitata».Una seduta «quasi alla cheticella», stigmatizza Eugenia Roccella, del Pdl, che ricorda l’azzeramento degli emendamenti in commissione Giustizia.. «La possibilità di una legge condivisa ancora c’è, che tenga conto di tutte le fragilità», propone Roccella, davanti a ormai soli 20 deputati.
© Riproduzione riservata