giovedì 30 luglio 2020
l testo, licenziato la notte scorsa in commissione Giustizia, arriverà il 3 agosto alla Camera. Protestano le associazioni: un errore Alessandro Zan, Pd
Alessandro Zan, Pd

Alessandro Zan, Pd - .

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Via libera 'condizionato' della commissione Affari costituzionali al ddl Zan contro l’omofobia che nella notte tra martedì e mercoledì era stato licenziato dalla commissione Giustizia senza tenere conto delle indicazioni arrivate lunedì dal Comitato per la legislazione. Ora il ddl arriverà in Aula, alla Camera, lunedì 3 agosto e qui – secondo quanto dichiarato dal relatore Alessandro Zan – saranno approvate le modifiche indicate. Comprese quelle formulate ieri dalla commissione Affari costituzionali. Il parere proposto dal relatore Stefano Ceccanti (Pd) è risultato favorevole ma con due 'condizioni' vincolanti e quattro osservazioni con altrettanti inviti alla Commissione Giustizia ('valuti la commissione...').

Per quanto riguarda la cosiddetta 'clausola salva idee', introdotta recependo un emendamento di Forza Italia, si chiede di «rivedere la formulazione della disposizione, nel senso di chiarire più puntualmente che non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e la manifestazione di convincimenti o di opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, nonché le condotte legittime riconducibili alla libertà delle scelte, purché non istighino all’odio o alla violenza, ossia non presentino un nesso con atti gravi, concreti e attuali».

Nella seconda condizione, la commissione Affari costituzionali chiede di «chiarire maggiormente i confini tra le condotte discriminatorie fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, al fine di evitare incertezze in sede applicativa ». Richieste che, secondo la nota diffusa da cinquanta associazioni, tra cui Centro Livatino, Alleanza Cattolica, Family Day, Medici Cattolici Italiani, Pro Vita & Famiglia, Comunità Papa Giovanni XXIII e Movimento per la Vita, rendono «evidente che adesso l’esame debba tornare nella Commissione Giustizia, e non in Aula. È in gioco il rispetto dei principi fondanti della nostra Costituzione ».

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