martedì 22 giugno 2021
Il premier accoglie a Cinecittà la presidente Von der Leyen per celebrare l'«alba della ripresa italiana. Chiamati a spendere con onestà e responsabilità». Dalla Commissione «appoggio totale».
Ursula von der Leyen e Mario Draghi.

Ursula von der Leyen e Mario Draghi. - LaPresse

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Uno sfondo blu elettrico nel cuore di quella "fabbrica dei sogni" che è Cinecittà per l’ultimo ciak dell’approvazione del Pnrr italiano, il Piano di ripresa e resilienza alimentato dai fondi europei. Oppure, ribaltando il copione, per il primo ciak dell’attuazione di questo piano da oltre 200 miliardi tra prestiti da rimborsare (122,6 miliardi) e sovvenzioni, evento epocale che ricorda il piano Marshall del dopoguerra. Dopo 16 mesi di pandemia e recessione, Mario Draghi riceve Ursula von der Leyen, impegnata nel "tour delle capitali" per consegnare le pagelle ai rispettivi Pnrr. Così, dopo una mattinata trascorsa tra Riga (Lettonia) e Berlino, la presidente della Commissione Ue che è regista di questa svolta per far ripartire l’Europa, "atterra" nello Studio 10 del mega impianto sulla via Tuscolana, a Roma. È la sede scelta dal governo nazionale per questo passaggio a suo modo storico, motivo di «orgoglio per il nostro Paese», ricorda subito l’ex presidente del Consiglio. Che ci tiene, però, a mettere ben in chiaro un punto: «È solo l’inizio. La sfida più grande ora è l’attuazione del piano», appunto, perché i (tanti) soldi del Recovery devono essere «spesi bene, in maniera efficace, ma soprattutto con onestà».
I due presidenti parlano nello Studio attiguo al 5, il più grande e famoso, quello "fisso" di Federico Fellini che hanno visitato prima della conferenza stampa (con un colloquio in un camerino). L’attesa è scandita dalle immancabili note del maestro Ennio Morricone e la scenografia è fatta da due enormi fermi-immagine, del Jep Gambardella/Toni Servillo de "La grande bellezza" (ultimo premio Oscar italiano) e della Giulietta Masina de "La strada". Location ideale per il passaggio da un sogno alla realtà che dovrà sostanziare il Pnrr, simboleggiato dalla consegna del bustone giallo e blu che contiene i giudizi (anticipati lunedì) di Bruxelles sulle misure italiane. Ursula dialoga sorridente con «Mario», lo gratifica subito dicendo che in Italia «la campagna vaccinale sta avanzando come "la squadra azzurra" (detto proprio in italiano, ndr)» e concorda su tutta la linea: è «il pacchetto più grande nella storia dell’Ue e l’Italia riceverà la quota maggiore per diventare il motore della crescita in Europa, avete l’appoggio totale della Commissione» su un piano che viene definito dalla politica tedesca «ambizioso e lungimirante»; e anche lei osserva che l’attuazione «sarà dura, ma staremo al vostro fianco passo passo – assicura –, si tratta di un’opportunità che si ha una volta nella vita». I primi 24,89 miliardi, aggiunge, arriveranno non prima di 4 settimane, dopo l’ultimo passaggio a Bruxelles. Draghi, in piedi alla sua sinistra, ricambia i sorrisi e motiva la scelta di Cinecittà: «Qui negli anni del dopoguerra il cinema raccontava la vita delle famiglie italiane, prima gli stenti, poi il lavoro e infine l’entusiasmo. Oggi celebriamo qui quella che io spero sia l’alba della ripresa» dell’Italia. Con una ricaduta sui posti di lavoro che VdL quantifica in «240mila posti di lavoro entro il 2026». Nello specifico, ricorda poi Draghi, c’è anche un progetto da 300 milioni (voluto dal ministro Franceschini) per rafforzare e ridare nuovo smalto agli studios, incluso il suo immenso patrimonio d’immagini. Come i nostri antenati, però, su di noi ricade un altro concetto-chiave su cui Draghi si è soffermato: la «responsabilità», quella di usare bene questi fondi «per migliorare le cose» e anche quella «verso i cittadini europei che pagano le tasse per finanziare tutto questo», di modo che il Recovery possa diventare un impegno «permanente» dell’Ue almeno in certe parti. Il rischio che molto resti solo un annuncio (come gli viene domandato) lo vede anche il nostro premier, ma «ce la faremo», ripete. Il paragone con i normali fondi Ue strutturali (da noi poco impiegati) è limitato, argomenta Draghi, dal fatto che stavolta «di diverso ci sono la volontà politica, quasi unanime, e la capacità amministrativa» già rafforzata. Un impegno cadenzato dai prossimi passi, che Draghi ricorda: a giugno la nuova legge sugli appalti, a luglio la concorrenza e «a giorni» la riforma della giustizia. Da fuori, intanto, l’ex premier Giuseppe Conte annota: «È il Piano di tutti noi, non è del governo di turno».

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