martedì 5 marzo 2019
Padre Bettoni (Arché) era fra i partecipanti di «People»: il razzismo non è una fantasia. Ora basta capri espiatori, la piazza di sabato può essere un luogo rigeneratore della società civile
Un momento della manifestazione antirazzista di sabato a Milano / Maurizio Maule Padre G. Bettoni

Un momento della manifestazione antirazzista di sabato a Milano / Maurizio Maule Padre G. Bettoni

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«Il razzismo che cresce? Non è una fantasia. Chiedete alle mamme straniere ospitate nelle nostre comunità. Fatevi raccontare delle spinte e delle male parole che ricevono sui mezzi pubblici. Sì, qui a Milano! Ecco perché è stato importante tenere, proprio qui, una manifestazione come People. Prima le persone – scandisce padre Giuseppe Bettoni, fondatore e presidente di Arché onlus –: per dire a Milano e all'Italia che l’essere umano viene prima di tutto, che serve una politica al servizio della persona e della città, e che dobbiamo superare la logica del nemico e del capro espiatorio, come sempre più spesso sono trattati il povero, anche italiano, e lo straniero. Una sfida per tutti. Anche per gli antirazzisti. I nostri nemici sono il razzismo, il fascismo, il pregiudizio, la paura, non Salvini. Non le persone. Mai, le persone, vanno odiate e trattate come nemici». Padre Bettoni è uno dei volti più autorevoli di quel mondo di onlus, sigle e movimenti di ispirazione cristiana che ha condiviso l’esperienza di People, la manifestazione che, sabato scorso, ha portato sulle strade di Milano oltre 200mila persone con l’adesione di 1.200 associazioni. Al cuore dell’attività della sua Fondazione Arché, l’accoglienza di nuclei mamma- bambino «fragili» e il sostegno al loro cammino verso l’autonomia.

Padre G. Bettoni

Padre G. Bettoni

Qual è il messaggio che «People» lancia a Milano e all’Italia?
Un invito ad abitare la stessa città, a condividere la stessa umanità, nella convivialità delle differenze, come diceva don Tonino Bello. A People hanno aderito soggetti che su alcune cose hanno idee diverse, ma uniti nel ribadire 'prima le persone'. Prima l’essere umano. Secondo il Vangelo. E la Costituzione. 'Prima gli italiani' esprime invece un modo di ragionare e agire capace di conseguenze gravissime sul piano antropologico e sociale. People dice anche che non basta condividere un like sui social, ma che dobbiamo uscire dal mondo virtuale, tornare nelle piazze, viverle come luogo rigeneratore della società civile.

Lei, sacerdote, a «People». Perché?
È stato bello vedere in manifestazione tanta gente che incontro la domenica alla celebrazione dell’Eucaristia. Papa Francesco chiama la Chiesa alla franchezza del Vangelo. In particolare noi, in Italia. Rischiamo di legittimare il razzismo, quando la nostra prudenza sconfina nella pavidità.

Anche voi di Arché vi misurate con il razzismo e l’intolleranza? Sì. Penso a cosa subiscono a volte le nostre mamme in certi ambienti di lavoro. O sui mezzi pubblici, dove nemmeno avere i bambini con sé le salva da spinte e insulti. Le invitiamo a a rispondere col sorriso. Ma hanno paura. E i loro bambini ne restano feriti. Sempre più spesso, inoltre, potenziali benefattori ci chiedono se aiutiamo 'anche gli stranieri', o 'anche agli italiani'. Ci occupiamo sempre e solo di esseri umani, rispondo. Così succede di 'giocarsi' taluni sostenitori...

Il decreto sicurezza vi sta toccando? Sì. Siamo inondati, da tutta Italia, da richieste di aiutare persone messe fuori dal circuito dell’accoglienza.

Mentre politica e istituzioni spesso vi riducono a un ruolo di supplenza, di «tappabuchi», la manifestazione di sabato rilancia dignità e ruolo politico di terzo settore e volontariato...

È inevitabile e naturale avere un ruolo politico, quando ti metti al servizio delle persone più fragili non in una logica ottocentesca di beneficenza e assistenzialismo, ma di promozione dei diritti, dei doveri, della dignità e dell’autonomia. Perciò siamo andati in marcia con i nostri operatori e volontari – fra cui una nostra sostenitrice di 82 anni – in una logica di cittadinanza attiva che vogliamo promuovere sempre più. Ma abbiamo portato anche le nostre mamme con i loro bimbi: perché imparino a concepirsi come persone con diritti e doveri, non mere beneficiarie di assistenza. Le reazioni stizzite di taluni politici di fronte a People lasciano trasparire il profondo imbarazzo riguardo a questa espressione di coscienza civile. Un tesoro che dobbiamo far fruttare. Per il bene di tutti.

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