sabato 17 dicembre 2016
Il dramma della famiglia, causato dalla perdita del lavoro, sconosciuto ad insegnanti e genitori.
Udine, ragazzina sviene a scuola: non mangiava da due giorni

Non mangiare da giorni. E non perché si è anoressiche, ma perché in famiglia non ci sono i soldi per sfamarsi. E lavarsi con l’acqua fredda, perché la doccia calda è un lusso. Accade anche questo in una città che, come Udine, è al vertice del benessere, statistiche alla mano, dei capoluoghi di provincia. Dunque, un preside ha raccontato che tra le studentesse del suo istituto, una si è sentita male ed è svenuta durante la lezione, davanti all’insegnante e ai compagni di classe. La ragazza – siamo alle medie – ha raccontato che non mangiava da due giorni. E che si lavava, sotto la doccia, con l’acqua gelata. Il padre ha perso il lavoro, in casa ci sono altri bambini ed il sussidio di disoccupazione non arriva a dare copertura a tutte le necessità, seppure quelle minime, La direzione dell’istituto ha chiamato il 118 che ha immediatamente soccorso la studentessa. Insegnanti e ragazzi hanno cominciato a chiedersi perché non erano riusciti ad intercettare un così grave malessere.

Davvero amara, anzi drammatica la sorpresa, perché la scuola si sarebbe mobilitata – i docenti e gli studenti anche personalmente – se fossero stati al corrente del disagio. «Qui – conferma anche il direttore della Caritas, don Luigi Gloazzo – la riservatezza inchioda le famiglie ed i singoli nel loro dramma, senza il coraggio di chiedere aiuto. Specie se sono stati impoveriti dalla crisi». Ed è proprio per questo che la direzione della scuola media ha invece deciso di palesare l’episodio. «Di bambini che vivono senza riscaldamento o senza un piatto caldo, o non hanno i soldi per pagare i buoni pasto della mensa ce ne sono anche a Udine, ma le situazioni non vengono quasi mai denunciate», ha dichiarato il preside, confermando che, invece, quando l’istituto viene a conoscenza di situazioni così pesanti di precarietà, cerca di dare una mano. «In una città come Udine – racconta Manuela Celotti, dell’Osservatorio povertà della Caritas – abbiamo sempre più numerosi giovani italiani, sotto i 30 anni, che bussano ai nostri sportelli per chiedere i più semplici, elementari aiuti». Nell’ultimo anno gli sportelli Caritas hanno registrato 8mila accessi, 2mila solo a Udine. Tra i 4 e i 5 i capifamiglia italiani. E spesso vengono sollecitate alla Caritas anche le integrazioni per i figli a scuola, dai libri ai trasporti, passando per la mensa. La scuola ha proposto un vademecum con aiuti per chi si trova in difficoltà.

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