martedì 18 settembre 2018
La Rete spesso fa paura. Le nuove tecnologie fanno paura. Perché sono (relativamente) nuove, perché spesso le usiamo male e molto spesso non riusciamo a governarle
Nessuna illusione. Non si può spegnere tutto
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La Rete spesso fa paura. Le nuove tecnologie fanno paura. Perché sono (relativamente) nuove, perché spesso le usiamo male e molto spesso non riusciamo a governarle. È la prima volta, infatti, nella storia dell’umanità che la 'conoscenza' di una materia non è in mano agli adulti ma ai ragazzi. Così, ad ogni tragedia dove il web, i social o gli smartphone sono più o meno responsabili e veniamo presi da un’angoscia più che legittima. Ci chiediamo: cosa possiamo fare per evitare tutto questo?

Cosa può fare un genitore per evitare il male che vive nella Rete e nel digitale? Il primo impulso è chiudere tutto. Chiedere a gran voce che l’uso dei cellulari sia fortemente limitato ai minori. Che pc, tablet, social e video siano spenti. Pretendere che il male che esiste sul web venga bloccato o quantomeno oscurato. Subito. Ma per ora non funziona così. Ogni minuto su YouTube vengono caricate 300 ore di nuovi video e guardati 4,3 milioni di filmati. Su WhatsApp vengono scambiati 38 milioni di messaggi e nel frattempo su Snapchat vengono creati 2,4 milioni di Snap. In contemporanea 974mila persone si connettono a Facebook e 174mila scorrono i post di Instagram.

Mai nella Storia ci siamo trovati di fronte ad una tale mole di informazioni, di suggestioni, di pessimi (e di ottimi) consigli. Mai nella Storia, per certi versi, è stato così facile e così poco costoso diffondere anche il male. In un prossimo futuro l’intelligenza artificiale ci verrà sicuramente incontro, ma ci vorranno anni perché sistemi automatici di controllo funzionino così bene da riuscire a comprendere ogni sfumatura audio, video o testuale così, per esempio, da bloccare ciò che è davvero male da ciò che magari è solo parodia o ironia. Ci vorranno anni perché manualmente è praticamente impossibile vagliare tutto ciò che viene caricato su Internet. Persino YouTube Kids, la piattaforma creata da Google per i bambini, ammette candidamente: «Sebbene sia stata progettata per escludere i contenuti non adatti ai bambini, non esaminiamo manualmente tutti i video».

Fa male sentirselo dire: ma sulla Rete nessuno è completamente al sicuro. Persino certi divieti servono a tenere lontano solo una minima parte di ragazzi. Un esempio: formalmente una certa quantità di video su YouTubesono vietati ai minori e per vederli bisogna accedere con un account da adulti che confermi l’identità di chi li guarda. Eppure basta aggiungere quattro lettere (che non vi diciamo) all’indirizzo del video perché questo 'magicamente' sia visibile a chiunque, senza bisogno di nessuna iscrizione o maggiore età. Pochi adulti conoscono questo 'trucco', molti ragazzi invece sì. Per non parlare della parte più consistente del web, quella che forma il deep webe il dark web. Si tratta di circa il 90% dei siti mondiali.

Nel deep web infatti ci sono tutti i siti che attraverso un codice vietano ai motori di ricerca di catalogarli. Non significa che contengono per forza nefandezze ma che esigono privacy. Altra cosa è il dark web, cioè la porzione di web non accessibile tramite i normali programmi di navigazione. Nel 'web oscuro' si trova di tutto. Pedofilia, droga, armi, crimini e tutto il peggio del peggio. La cosa che però deve farci riflettere è che il male non è confinato lì.

Ma alberga e prospera anche in siti indicizzati e presenti nel web 'normale'. Alcuni servizi aiutano i genitori a limitare la navigazione dei figli solo ad alcuni siti. Funzionano però solo finché i ragazzi sono piccoli e non si scambiano 'trucchi' coi compagni. In ogni caso, nessun servizio può insegnare a un ragazzo a non fare gesti folli. Per quello ci vuole ben altro: l’amore, la passione e la fatica di tanti genitori ed educatori.

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