martedì 21 novembre 2017
La magistratura: c'è un accordo scellerato tra lobby delle discariche e autori dei roghi
«Nella Terra dei fuochi una filiera dell'illegalità»

Nuovo allarme della magistratura sul dramma sanitario nella Terra dei fuochi. Ma anche sull’«esistenza di una filiera diffusa di smaltimento illecito dei rifiuti». Strettamente legata alla black economy. Su cui si sta indagando. Partiamo dal primo allarme.

«Viene emergendo, con significativa evidenza, una correlazione fra le aree dove sono state riscontrate le più importanti criticità ambientali e quelle interessate dal maggior numero di patologie tumorali». Lo scrive Francesco Greco, capo della procura di Napoli nord, competente su 38 Comuni tra le province di Napoli e Caserta, tutti inseriti tra i 90 della Terra dei fuochi. E lo fa in una nota inviata alla Commissione Igiene e Sanità nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui rischi sanitari in Campania. Un tema che, scrive il procuratore, «rappresenta una delle più significative priorità investigative della Procura». Un allarme ben documentato. Così Greco sottolinea in primo luogo come «dato significativo » quello «emergente dal monitoraggio della qualità dell’aria». E cita le zone più inquinate, sulla base dell’attività di monitoraggio dell’Arpac. «L’area che presenta le maggiori criticità è quella orientale, in prossimità con la zona acerrana; di particolare rilievo investigativo si presentano i dati relativi al territorio ricompreso tra Casoria e Caivano, nonché quelli concernenti l’area di Giugliano». Dunque l’area dove si trova l’unico termovalorizzatore della Campania (Acerra), quella più colpita dai roghi (Casoria e Caivano), quella con le più famigerate discariche (Giugliano). E anche qui il procuratore denuncia i rischi sanitari parlando di «significativa correlazione tra le criticità ambientali di tali aree – anche sotto il profilo atmosferico – e i dati relativi all’incidenza di determinate patologie tumorali».

Greco riferisce poi, «con riferimento alle ricadute sulla salute delle comunità residenti nella cosiddetta Terra dei fuochi», gli esiti di alcune indagini «sia per il loro carattere di esemplarità quanto al modus operandi seguito dai responsabili delle condotte inquinanti, sia per la diffusività degli effetti dannosi per l’ambiente». Attenzione particolare ha riguardato «lo smaltimento degli scarti delle lavorazioni tessili, soprattutto delle numerose ditte 'fantasma'». Indagini complesse, anche con l’uso di videoriprese, e servizi di osservazione, pedinamento e controllo che hanno «permesso di ricostruire tutte le fasi dell’illecito smaltimento di rifiuti speciali». Così si è scoperto che gli indagati «avevano provveduto a realizzare vere e proprie discariche a cielo aperto, che provvedevano ad alimentare con una raccolta 'porta a porta' presso vari opifici». Ma non si fermavano qui. Infatti «la crescente mole di rifiuti via via sversati imponeva, poi, ai gestori di eliminarne quantitativi consistenti mediante l’incendio degli stessi, con evidenti ricadute dannose sulla qualità dell’aria e dei terreni circostanti». Si è così scoperta la filiera illecita «fondata sull’accordo scellerato tra imprenditori desiderosi di evitare i costi dello smaltimento controllato e delinquenti ambientali abituali in grado di soddisfare tale illecita domanda, con una rudimentale quanto perniciosa organizzazione di mezzi e uomini». Particolare attenzione è stata posta anche sulle imprese di autodemolizione e di lavorazione di vernici, oltre alle officine meccaniche. «Numerose – denuncia ancora il procuratore – le attività risultate prive di qualsivoglia autorizzazione e, pertanto, operanti in un regime di totale illegalità e illiceità». Infine una novità relativa al settore degli allevamenti. Infatti «un’attività investigativa ha riguardato l’illecito sversamento di materiale ematico operato da impianti adibiti alla macellazione animale, i quali illegalmente si liberavano di rifiuti pericolosi immettendoli nei collettori fognari». Un’indagine che ha accertato gli «ingenti afflussi di reflui maleodoranti e dalla forte colorazione rossastra, in grado di compromettere l’intero processo depurativo dell’impianto fognario collegato ai Regi Lagni e il conseguente scarico finale nel corpo recettore marino del litorale Domizio».

Fatti decisamente preoccupanti. Ma contro questa economia criminale il procuratore indica anche un importante e efficace strumento di contrasto. È il sequestro delle aziende che «oltre a impedire la commissione di condotte criminose della stessa specie da parte dei titolari delle attività industriali, è risultato, poi, strumento utile a sanzionare, altresì, la finalità di illecito profitto connesso ai crimini ambientali, contribuendo a rendere ancor più effettiva e temuta la tutela dell’ambiente, specie in una terra dove le più attente sentinelle del territorio dovrebbero essere proprio coloro che vi svolgono attività di impresa». Un evidente richiamo alla responsabilità per il mondo economico che sul tema dei rifiuti ha spesso scelto, e continua a farlo, la scorciatoia dell’illegalità.

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