Appello. «Negli hotspot respingimenti arbitrari»


LUCA LIVERANI mercoledì 2 marzo 2016
Denuncia del Tavolo Asilo: stop preventivo alle domande su base geografica
«Negli hotspot respingimenti arbitrari»
Altro che luoghi di identificazione per l’avvio delle procedure di asilo. Gli hotspot di Lampedusa, Trapani e Pozzallo - fortemente voluti dalla Commissione Europea - operano discriminazioni approssimative. Decidendo cioè, prima e al posto delle Commissioni territoriali competenti, chi può e chi non può presentare domanda di asilo. «Sono luoghi di illegalità», è la denuncia delle organizzazioni del Tavolo nazionale Asilo, che indica una serie di violazioni: «Respingimenti arbitrari», «trattenimento coatto senza controllo giudiziario» ben oltre «le 48 ore previste dalla legge», «negazione dell’accesso alla procedura d’asilo» in base a criteri geografici arbitrari, «uso della forza per l’identificazione delle persone».  La denuncia arriva dal cartello degli enti e associazioni che si occupano di asilo (Acli, Arci, Caritas, Casa dei diritti sociali, Centro Astalli, Cir, Sant’Egidio, Chiese evangeliche, Medici per i diritti umani, Msf, Senza Confine) ospitate in Senato dalla commissione per i Diritti umani di cui è presidente il senatore Luigi Manconi. Il Tavolo Asilo esprime dunque «preoccupazione per la deriva fortemente negativa che rischia di determinare da qui in avanti la politica di asilo in Italia, a seguito delle decisioni assunte a livello europeo per contenere il numero dei richiedenti asilo». Le violazioni più gravi? Moduli solo in italiano, domande trabocchetto («Vuoi lavorare? », «Sì», «Allora sei un migrante economico, a casa!»), accesso alla procedura impedita a priori a chi viene da Gambia, Senegal, Nigeria o Ghana. «Queste critiche devono essere attentamente ascoltate dal governo e dalle istituzioni europee », commenta Gianni Bottalico, presidente Acli. «Non si può non prendere atto – dice – che gli hotspot sortiscono l’effetto principale di aumentare il numero dei migranti considerati irregolari ed abbandonati a loro stessi». Il sistema degli hotspot «di fatto si sta configurando come una mera operazione di selezione e respingimento che preclude la possibilità a moltissimi di richiedere protezione e asilo». «Per la normativa europea e italiana ogni cittadino ha diritto a chiedere protezione sulla ba- se di una condizione personale», puntualizza il presidente onorario del Consiglio italiano rifugiati, (Cir) Christopher Hein. «A seguito di tale richiesta – spiega – deve essere ammesso alla procedura e temporaneamente accolto sul territorio. Non è ammessa alcuna discriminazione per motivi di nazionalità. Ma tutto questo viene violato da quattro mesi in Sicilia». L’imminente apertura di altri hotspot a Porto Empedocle, Augusta e Taranto «non potrà che aggravare la situazione», spiega il vicepresidente Arci Filippo Miraglia. «Il funzionamento degli hotspot sta evidenziando alcune difficoltà», fa sapere dall’Acnur anche Laurens Jolles, delegato per il sud-Europa. Secondo il Tavolo Asilo queste pratiche «negano un principio basilare, previsto dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951: per il riconoscimento della protezione conta solo la situazione individuale ». E infatti «il legislatore italiano giustamente non ha mai voluto prevedere una 'lista di paesi sicuri di provenienza'», lasciando la valutazione alle Commissioni territoriali. In collegamento video da Palermo arriva la testimonianza di un richiedente asilo del Gambia, cui non è stata impedita la domanda, ma ha fatto ricorso al Tar, come i suoi compagni, e il tribunale ha ordinato per tutti una sospensione cautelativa: «Nel mio Paese c’è una dittatura dal 1994 – racconta – e nelle elezioni del 2011 il presidente ha avuto 2 milioni di voti, gli avversari qualche centinaia di migliaia. Ma la popolazione non arriva a un milione e ottocentomila». «A chi non è stata permessa la domanda – spiega Miraglia – è stato dato un foglio di via di espulsione differita, che intima la partenza entro 7 giorni da Fiumicino, senza fornire documenti, né il biglietto, ma nemmeno vestiti. A Palermo sono stati letteralmente lasciati in strada». Respinti anche alcuni minori non accompagnati «erroneamente identificati come maggiorenni». Miraglia dice anche che «i rapporti con le persone appena sbarcate vengono gestiti solo da poliziotti italiani, spesso facendo firmare fogli non tradotti». Hein conferma: «I problemi di comunicazione sono aggravati dalla fretta. I consistenti sussidi europei per gli hotspot devono essere usati anche per assumere più mediatori culturali e interpreti».
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