mercoledì 4 giugno 2014
​Duro colpo alla criminalità organizzata con l'arresto dei massimi esponenti della cosca Crea, insieme a imprenditori e politici collusi. (A.M.Mira)
LA SOCIETA' CIVILE La morte di un bambino e un calcio alla mafia (16/11/2011)
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​"Da oggi il mio paese comincia a essere libero”. Così Nino Demasi, imprenditore coraggioso sotto scorta da due anni, commenta l’arresto mercoledì a Rizziconi dei massimi esponenti delle cosca Crea insieme a imprenditori e politici collusi con la potente ’ndrangheta di questo paesino della Piana di Gioia Tauro. Un paesino finito sulle prime pagine dei giornali nel novembre del 2011 quando la Nazionale di Prandelli, su proposta di don Luigi Ciotti, venne ad allenarsi su un campo di calcetto costruito su un terreno confiscato al boss Teodoro Crea, detto "Toru" ma anche "dio onnipotente", arrestato ieri con la moglie e la figlia, mentre un figlio è latitante da anni. Si chiama proprio "Deus" l’operazione  coordinata dalla Dda reggina. Un termine ben spiegato dal procuratore Federico Cafiero de Raho. «Il quadro che emerge ci riporta al medioevo, quando era il signore a decidere della vita e della morte dei propri sudditi». E i Crea decidevano su appalti, edilizia e perfino sulla politica comunale. L’inchiesta, infatti, parte dalla denuncia dell’ex sindaco Antonino Bartuccio che venne sfiduciato dalla sua stessa maggioranza nel 2011. Ora nell’ordinanza si legge che a volere le sue dimissioni era stato proprio Crea perché, spiega ancora il procuratore, «era sordo ai consigli di chi gli raccomandava atteggiamenti più morbidi». Per il clan era un ostacolo, per il magistrato «un esempio, un primo cittadino che ha interpretato a fondo il suo ruolo e non si è piegato alla prepotenza delle cosche». Una scelta importante che ora lo Stato intende tutelare. «Non gli è stato chiesto di abbandonare la sua casa – aggiunge Cafiero de Raho – perché lo Stato deve saper proteggere i suoi cittadini migliori a casa loro». L’indagine che, avverte il procuratore, «non si ferma qui». Da quasi cinque anni attendono di avere un nome killer e mandanti dell’omicidio di Francesco Inzitari, appena 18 anni, ucciso per colpire il padre Pasquale, politico e imprenditore di Rizziconi. Lo ricordò anche don Ciotti davanti alla Nazionale, dopo aver pregato sulla sua tomba. Forse ora la verità non è lontana.
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