giovedì 5 ottobre 2017
La C Star, abbandonata a se stessa, è stata soccorsa dalla Croce rossa catalana
La nave C Star

La nave C Star

È finito sulle coste catalane il lungo viaggio nel Mediterraneo della C Star, la nave con bandiera mongola affittata per due mesi dall’organizzazione di estrema destra Generazione identitaria. A Barcellona lo scafo è apparso - «dal giorno alla notte», raccontano dalla Croce rossa catalana - alla fine della settimana scorsa, con l’equipaggio, composto da 8 marinai dello Sri Lanka ormai sfiniti, senza cibo, senza acqua, senza vestiti adeguati. E senza stipendio. La notizia è stata diffusa lunedì scorso dall’organizzazione umanitaria spagnola che ha soccorso il personale a bordo portando riso, pasta, zucchero, acqua. Dell’armatore, spiegano da Barcellona, non c’è traccia, nessuno ha pagato al momento i costi di approdo e il rifornimento del carburante. La nave di fatto è senza governo.

Il 27 agosto scorso i membri di Generazione identitaria - saliti sulla C Star lo scorso luglio da Cipro nord - hanno lasciato la nave, annunciando che la missione di caccia alle Ong, impegnate nel salvataggio dei migranti nella Sar zone libica, era finita. Lorenzo Fiato, presidente della sezione italiana dell’organizzazione, da giorni sta tenendo diversi incontri di promozione della campagna Defend Europe. A Roma hanno affittato una sala all’Hotel delle Nazioni, a pochi passi da Montecitorio, per raccontare ad una cinquantina di militanti il viaggio sulla C Star. Per finanziare il tutto – ha spiegato Fiato – hanno raccolto quasi 300 mila dollari in donazioni, che ora verranno utilizzati per proseguire la campagna anti migranti e anti Ong. In terra e, ancora una volta, in mare. Dettagli riservatissimi, ovviamente, come riservato è l’indirizzo della sede romana appena aperta.

Nel frattempo la C Star vagava nelle acque del Mediterraneo. A metà settembre aveva cercato di sbarcare nel porto di Palamos, a sud della Catalogna, ma il governo locale aveva vietato l’approdo. Subito dopo le autorità portuali spagnole hanno contattato la Croce rossa, spiegando che la situazione a bordo era drammatica. Già venerdì scorso la C Star si era posizionata a cinque miglia dal porto di Barcellona, chiedendo di poter entrare: «Non sappiamo come sia arrivata qui, era a 45 miglia, senza carburante e, all’improvviso, l’abbiamo vista davanti Barcellona», raccontano gli ufficiali della Croce rossa saliti a bordo.

L’armatore è la società di Cardiff Maritime Global Service Limited, diretta dallo svedese Sven Tomas Egerstrom. Il 26 giugno scorso Generazione identitaria aveva annunciato di aver affittato la C Star. La nave i primi di luglio è partita dal porto di Gibuti e, dopo un blocco da parte delle autorità egiziane, è arrivata nel Mediterraneo. I primi problemi seri sono arrivati con lo sbarco a Famagusta, porto della zona nord di Cipro, sotto controllo turco. L’armatore e il capitano - il militante austriaco Alexander Shleyer - vengono arrestati con l’accusa di immigrazione clandestina. Alcuni marinai cingalesi avevano dichiarato di aver pagato per il viaggio dal Corno d’Africa, con la promessa di essere poi sbarcati in zona Shengen. Dopo due giorni i due vengono rilasciati e la nave fatta allontanare. Generazione identitaria spiegherà in un comunicato che in realtà i cingalesi avevano pagato l’armatore per poter svolgere uno stage a bordo. A fine luglio la C Star entra nella 'Sar zone' e inizia gli inseguimenti delle navi Ong. Ora è in attesa del permesso per attraccare a Barcellona: «Il problema è che al momento nessuno si sta facendo carico dei costi - spiegano dalla Croce rossa catalana - e per ora la nave è ferma, sotto la vigilanza delle equipe di salvataggio. Gli otto marinai cingalesi si trovano in una situazione psicologica complicata: vogliono solo tornare a casa, ci hanno raccontato».

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