venerdì 14 settembre 2018
Era finito nel mirino per il suo passato da funzionario della Commissione Europea. Anna Genovese assume l'incarico di presidente vicario
Mario Nava, si è dimesso da presidente di Consob dopo gli attacchi di Lega e M5s (Ansa)

Mario Nava, si è dimesso da presidente di Consob dopo gli attacchi di Lega e M5s (Ansa)

Le pressioni andavano avanti da settimane, mesi. E si erano concretizzate l’altro ieri in una nota congiunta di tutti i capigruppo, di M5s e Lega, di Camera e Senato. Un attacco senza precedenti. Ieri sera Mario Nava, da meno di mezzo anno presidente della Consob (scelto dopo la "tribolata" guida di Giuseppe Vegas), ne ha tratto le conseguenze. Si è dimesso, aprendo così un’altra ferita nel panorama istituzionale italiano dopo l’avvento della maggioranza. E facendo esultare i lega-stellati che, all’unisono, non hanno perso tempo nel parlare di «grande successo» e di «soddisfazione generale». A partire da oggi la professoressa Anna Genovese, componente della Commissione con la maggiore anzianità di istituto, assume l'incarico di presidente vicario.

Le dimissioni di Nava sono arrivate a sorpresa, dopo che il sottosegretario alla presidenza Giorgetti aveva minimizzato la vicenda, in una giornata già gravida di fronti delicati per Palazzo Chigi sul piano economico, alla luce dei forti richiami di Draghi e Moscovici. Senza attendere il venerdì, giorno che porta alla chiusura della settimana di Borsa, sulla cui attività (oltre che sui mercati finanziari in genere) vigila appunto la Commissione. Il collegio dell’organismo, riunitosi d’urgenza, ha accettato le dimissioni, presentate come irrevocabili. Per ora la guida viene affidata ad interim alla commissaria più anziana, Anna Genovese.

Nava era finito al centro degli attacchi dei due partiti per il suo passato da funzionario della Commissione Europea, dove aveva lavorato prima e da cui era uscito con l’istituto del distacco (con garantiti una serie di benefici rispetto alla giurisdizione nazionale, inclusa - a quanto pare - una tassazione limitata al 7% sullo stipendio che la Consob versa comunque ogni mese a Bruxelles). Formula, quella del distacco, ritenuta «incompatibile» dalla maggioranza. Ma Nava si è difeso sottolineando che si tratta di «una questione solo politica» e che il "non gradimento" della maggioranza limita l’azione della Consob. «La questione legale della mia posizione amministrativa è stata decisa e validata da ben quattro istituzioni: Commissione europea, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica e Corte dei Conti, e non necessita miei commenti ulteriori», ha affermato in un comunicato.

Poi ha rincarato la dose: «La richiesta di dimissioni per "sensibilità istituzionale" da parte dei 4 capigruppo di maggioranza di Camera e Senato è un segnale chiaro e inequivocabile di totale non gradimento politico. La Consob è indipendente, ma non può essere isolata», intralciata nel «raggiungimento degli obiettivi».

«Responsabilmente quindi – ha proseguito Nava –, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni. Sono certo che il mio sacrificio personale rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all’indipendenza di questa Autorità, al di là dei miei interessi personali, e permetterà al governo di indicare un presidente con caratteristiche ad esso più congeniali».

Dopo il gersto, è soprattutto M5s a cantar vittoria. «Vi prometto che nomineremo un servitore dello Stato e non della finanza internazionale. Volteremo pagina assicurando alla Consob un presidente che possa esercitare pienamente e liberamente il suo ruolo», ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio. Mentre Paolo Gentiloni, l’ex premier Pd che aveva nominato Nava, lo ha difeso definendolo «un tecnico troppo bravo e troppo autonomo per l’attuale governo» e Matteo Renzi ha segnalato che queste dimissioni faranno «un danno enorme alla credibilità dell’Italia non solo sui mercati. Il tempo sarà galantuomo ma questo è un governo di cialtroni».

L’attacco a Nava era partito a fine luglio quando il premier Giuseppe Conte aveva chiesto all’Autorità gli atti per verificare la regolarità della nomina. Il motivo dichiarato del pressing stava, come detto, nel fatto che il funzionario, proveniente da uno dei dipartimenti della Direzione generale Finanze della Commissione Ue, fosse arrivato in distacco per 3 anni allo scopo di preservare il posto in Europa, mentre la legge istitutiva della Consob richiede ai commissari provenienti da pubbliche amministrazioni di mettersi "fuori ruolo". Ora Nava, comunque, a Bruxelles potrà tornare.

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