domenica 29 agosto 2010
Una cooperativa nel rione Sanità di Napoli per incentivare il turismo alternativo, dal bed&breakfast alle visite guidate nelle catacombe. La guida Enzo Porzio, 25 anni: «Napoli riceve un cattivo servizio dai media. Qui lo spettacolo è unico»  
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Scorre la vita nel Rione Sanità, negli slarghi arteriosi, nei capillari di vicoli. Pulsa il cuore di Napoli. Battiti incerti, tachicardiaci, extrasistolici, con lo stupore del primo respiro dopo un sonno apneico. Una linfa antica rinnovata di speranze, alimentata di progetti dai giovani che ricamano idee nuove, emozioni forti, azioni moderne nella trama fitta di storia, arte, tradizioni. Enzo Porzio, guida poliglotta e addetto alla comunicazione, spiega e racconta con la franchezza e la freschezza dei 25 anni un’avventura nata all’ombra della basilica di Santa Maria della Sanità - fucina di spiritualità e di praticità - prima amatoriale poi organizzata in “paranza”, termine mutuato dal gergo marinaro, dove indica le due barche che unite da una grande rete pescano assieme, e che traslato nella quotidianità definisce il gruppo di amici. “La Paranza” perciò comprende nome, senso, opera della cooperativa sociale costituitasi nel 2006 e la cui attività si concentra soprattutto sul turismo o meglio su quello che Enzo definisce «turismo coccolato» e che, precisa, «è il nostro motto, la linea guida del nostro lavoro. Valorizziamo e promuoviamo quello che il Rione Sanità offre, anche se siamo appena all’inizio - spiega. - La passione è la nostra caratteristica: ci piace fare quello che facciamo ed è un’emozione che arriva prima al visitatore, lo colpisce, gratifica tutti. Il benessere del quartiere sta nel turismo» sentenzia a ragione. La Sanità è ricca di bellezze - quattromila anni di storia non possono essere passati invano e segni si trovano nelle necropoli pagane e cristiane, nei palazzi e nelle chiese barocche, finanche nella cucina e nei gesti. Qui si riscopre la vera napoletanità, quella tramandata dai versi e dai racconti, oggi quasi un mito o un miraggio, in contrasto con la cattiva fama che accompagna il quartiere. «In questo modo offriamo un’opportunità di lavoro a tanti giovani, che altrimenti potrebbero rimanere invischiati nell’incubo della criminalità organizzata. Uscite fuori dal telegiornale» raccomanda Enzo a chi gli chiede se sia pericoloso venire a Napoli e in particolare alla Sanità: «Siamo consapevoli - dice - che i mass media non ci aiutano, che Napoli riceve cattivi servizi con notizie cattive. E noi abbiamo difficoltà a far conoscere il bello, ma il turista che sceglie il suo itinerario senza influenze esterne si trova davanti a qualcosa di unico. La bellezza attira e fa star bene». Dallo scorso settembre, in collaborazione con la Fondazione per il Sud e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, la cooperativa gestisce le visite alle Catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso e un itinerario, il Miglio Sacro, l’antico pellegrinaggio che attraversando il quartiere raggiunge la Cattedrale, con il Museo diocesano di Donnaregina e il Museo del Tesoro di San Gennaro. «Puntiamo a costruire una rete che congiunga più luoghi d’arte e più itinerari» spiega Enzo. A breve aggiungeranno il Battistero di San Giovanni in Fonte e il cimitero delle Fontanelle alle tappe del Miglio Sacro. A giugno hanno scritto ai direttori del Museo Archeologico e del Museo di Capodimonte chiedendo, «nella nostra umiltà», di informare i visitatori che con il biglietto di ingresso ai due siti avrebbero usufruito del ridotto per le visite alla Sanità. «Stanno ancora pensando, stanno analizzando la nostra richiesta con i loro avvocati - ride Enzo. - A Napoli è difficile, le istituzioni non ci danno una mano, siamo circondati da incredulità e diffidenza. Ma noi non molliamo». I numeri sono dalla parte della cooperativa: in soli due mesi le visite alle catacombe sono state ottomila, con la vecchia gestione erano diecimila in un anno. «Siamo ottimisti» aggiunge Massimo Cuomo, coordinatore delle guide, che ha raggiunto Enzo dopo aver lasciato un gruppo di turisti mentre altri sono già in attesa. «Napoli potrebbe campare di turismo, ma è una risorsa che non sfrutta» osserva. Allo stesso modo tratta i giovani. Enzo e Massimo potrebbero lasciare Napoli in ogni momento, ma restano, convinti che fare qualcosa per Napoli è fare qualcosa per sé e, secondo una visione solidaristica forse non di moda, vale bene anche il contrario.
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