martedì 2 ottobre 2018
Il governo dovrà rispondere sulla scelta della sindaca leghista di non rinnovare l'abbonamento ai due giornali, ma le due copie al dì offerte dai cittadini adesso tornano disponibili però in Comune
Avvenire, la sindaca fa dietrofront. Ma la via è rimediare allo «scarto»

Ora la vicenda di Monfalcone arriva fino a Roma, in Parlamento. Perché sul caso della sindaca leghista del paese in provincia di Gorizia, che ha deciso di non rinnovare gli abbonamenti di Avvenire e Il Manifesto destinati al pubblico nella biblioteca comunale, ora dovrà rispondere il premier Giuseppe Conte, a cui è destinata l'interrogazione parlamentare di due deputate del Pd Debora Serracchiani e Tatjana Rojc che parlano apertamente di «censura». Che la sindaca Anna Cisint prova a chiudere adesso mettendo a disposizione dei cittadini le copie dei due abbonamenti ai quotidiani offerti dai cittadini nell'atrio del Comune, non in biblioteca però. E dal primo gennaio, sempre stando alle parole del primo cittadino, l'abbonamento di Avvenire (ma non Il Manifesto) dovrebbe essere rinnovato.

La decisione di tagliare i due abbonamento comunque è «deplorevole e arbitraria - commentano Serracchiani e Rojc - figlia di un clima sempre più pesante nei confronti della libertà di stampa e della pluralità dell'informazione che non possiamo tacere né sottovalutare». Per questo hanno deciso di presentare al presidente del Consiglio un'interrogazione alla Camera e al Senato nella quale chiedono di sapere «sulla base di quali disposizioni è stato impedito ai cittadini di Monfalcone di poter usufruire delle due testate il cui abbonamento è stato sottoscritto come atto di donazione da parte dei cittadini al proprio comune».

La sindaca Anna Cisint di Monfalcone, aggiungono poi Serracchiani e Rojc, «non è nuova a trovate inquietanti». Fece discutere infatti, tempo fa la scelta di mettere un tetto alla presenza di bambini immigrati in classe. «Troppe violazioni della nostra Costituzione - continuano - Noi non ci stiamo: questa violazione ripetuta della nostra Carta deve cessare». Al presidente Conte perciò chiedono di fare in modo che l’amministrazione comunale di Monfalcone ripristini la consultazione delle testate tagliate, consentendone la lettura a chi lo volesse.

In difesa della libertà d'informazione si schiera anche il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni (Leu) per cui «l'amministrazione comunale leghista di Monfalcone già si era coperta di ridicolo tagliando alla locale biblioteca pubblica gli abbonamenti ai quotidiani Avvenire e Il Manifesto». Evidentemente «il giornale comunista e l'organo della Conferenza episcopale Italiana devono fare tanta ma tanta paura - prosegue l'esponente di Leu - se si arriva pure al loro boicottaggio. Non c'è mai limite al ridicolo, ma tutto deve avere un limite di decenza».

La vicenda

Tutto è iniziato più di un anno fa, quando l'amministrazione comunale - adducendo la motivazione del contenimento dei costi - ha deciso di tagliare dall'elenco dei quotidiani consultabili nella biblioteca di Monfalcone proprio Avvenire e Il Manifesto. La scelta sarebbe caduta sul quotidiano di ispirazione cattolica e sul giornale d'indirizzo comunista per questioni di «utilità», visto che in pochi avrebbero chiesto la loro consultazione. Ma dopo una cena di autofinanziamento, in cui sono stati raccolti 516 euro, i cittadini hanno fatto un accordo con un'edicola del paese per poter riavere i due quotidiani in biblioteca. Peccato che prima sono stati tenuti al primo piano dell'edificio, quindi non accessibili al pubblico proprio perché non inseriti nell'elenco dell'amministrazione comunale, poi sono stati dirottati all'indirizzo di una casa di riposo. In più, stando alle informazioni che l'associazione di cittadini che ha promosso la raccolta fondi ha spiegato al quotidiano locale Il Piccolo, le copie dei due quotidiani non arrivano neppure più alla struttura per anziani visto che non sempre gli addetti possono andare a prenderli in biblioteca, dove pare che adesso giacciano i due quotidiani. Ancora una volta però, interdetti al pubblico. Dopo le critiche ricevute, «per non offrire motivi di ulteriore strumentalizzazione di un caso montato sul nulla» Cisint ha deciso invece che «da domani quegli abbonamenti saranno consultabili liberamente da tutti i cittadini all'Urp, in municipio». Ma non in biblioteca definito «luogo di cultura e non non di confronto politico».

SECONDO NOI. «La via maestra è rimediare allo scarto»

di Avvenire

Tutto è bene ciò che finisce bene? Più o meno, nel caso del Comune di Monfalcone. Dopo le polemiche e le interrogazioni parlamentari, la sindaca ha dichiarato infatti di voler rendere disponibili alla lettura dei cittadini le copie di 'Avvenire' e 'il manifesto' pagate da alcuni degli stessi cittadini che amministra, ma negli uffici del Municipio e non ancora in Biblioteca. E – a noi, non sembra invece così per 'il manifesto' – ha promesso di ripristinare l’abbonamento in Biblioteca dal 1° gennaio 2019. È una soluzione positiva, ma un po’ barocca. Assai più semplice ed efficace sarebbe stato ammettere, senza infingimenti: la scelta precedente era sbagliata, ce ne scusiamo e ripariamo al più presto. Non perché si sia 'offesa' l’una o l’altra testata, con quel deliberato 'scarto' di due giornali che hanno fatto e fanno la storia dell’’informazione italiana, ma perché si è ristretta l’area del pluralismo delle idee. E questo è un grave errore, rimediare al quale è salutare e giusto.

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