giovedì 23 luglio 2020
Votata alla Camera la legge (402 favorevoli e 1 solo contrario) che istituisce la legge che permette alla politica di indagare sulle incongruenze di un sistema sempre più vacillante
Affidi illeciti, al via Commissione parlamentare d'inchiesta
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L’inchiesta sui cosiddetti affidi illeciti si farà. L’altra sera la Camera ha votato a larghissima maggioranza (402 favorevoli e un solo contrario) la legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono i minori. La proposta partita nella scorsa legislatura dalla Lega e fatta propria adesso da M5S, con l'impegno importante di Stefania Ascari, ha trovato consensi in tutti i partiti. Impossibile sottrarsi all’impegno di verificare un sistema che, dopo il caso Bibbiano, ha mostrato tutte le sue incongruenze. Non c’è soltanto da verificare il sistema di protezione dei minori fuori famiglia, con tutte le sue lacune più volte segnalate su queste pagine nell’ultimo anno, c’è da mettere sotto il microscopio le dinamiche, spesso malate, del 'prima', quelle cioè che consentono l’allontanamento dei figli dalle famiglie naturali sulla base di segnalazioni che troppe volte si sono rivelate fallaci, veri e propri baratri di ingiustizia e sofferenza per i piccoli coinvolti e per le loro famiglie. Con l’aggravante di un sistema giudiziario minorile che rende di fatto impossibile a genitori, nonni e zii qualsiasi possibilità di intervento tempestivo e li obbliga a estenuanti percorsi giudiziari anche solo per comprendere i motivi della decisione, la destinazione del minore, le possibilità per un contraddittorio con l’accusa, quasi sempre rappresentata dai servizi sociali.

Gli episodi controversi, o palesamente costruiti su motivazioni inesistenti, sono purtroppo tantissimi. Tra i casi dubbi non c’è solo Bibbiano, ci sono le tragedie della Bassa Modenese, Sagliano Micca, il Forteto, Salerno, amori strappati a genitori innocenti come quelli di Angela Lucanto. Ci sono anche decine di episodi sconosciuti o quasi. Una delle pochissime inchieste sul tema, realizzata incrociando dati messi a punto dall’Università di Padova con quelli del ministero della Giustizia, parla di 160mila bambini allontanati dai giudici negli ultimi vent’anni. Ebbene, la metà dei casi sono stati archiviati. Parlare di 'errori giudiziari' rappresenta spesso un eufemismo inaccettabile, qui c’è un intero sistema da rivedere: si tratta, come si comprende facilmente, di un lavoro enorme e complesso anche per una Commissione parlamentare d’inchiesta. Va poi sottolineato che, a fronte di tanti allontanamenti ingiustificati di bambini, l’opera dei servizi sociali e delle famiglie affidatarie è invece essenziale nei casi di conclamata e accertata inadeguatezza genitoriale delle famiglie fragili, che in quelle affidatarie trovano il conforto e la forza per tornare appena possibile a riaccogliere i propri figli (questo è il compito dei genitori affidatari).

L’auspicio quindi è che la Commissione futura non miri esclusivamente a controllare le case famiglia e le comunità d’accoglienza, ma l’operato dei Tribunali dei Minori e dei servizi sociali. Il fatto che l’avvio di questo nuovo percorso d’indagine nasca da una scelta trasversale sembra scongiurare, questa volta, il rischio di una strumentalizzazione politica. Abbiamo ancora sotto gli occhi il circo messo in piedi lo scorso anno a Bibbiano tra Lega e Pd. Ora è necessario che la Commissione si avvalga di consulenti davvero terzi, e ascolti le persone direttamente interessate alle tristi vicende, dando spazio alle vere vittime.

Tanti i nodi da sciogliere da decenni: a cominciare dall’assenza di un registro nazionale per i minori allontanati per decisione del tribunale dei minori. Quanti rientrano in famiglia? Quant’è il tempo medio di permanenza nelle strutture di accoglienza? Non lo sappiamo. Sappiamo bene invece il potere enorme di cui dispongono i servizi sociali che sulla base di un articolo di legge del 1941 - il famigerato 403 del codice civile - possono decidere di allontanare un minore senza contraddittorio, sulla base di una decisione che troppo spesso viene verificata dalle procure minorili solo dopo settimane se non mesi. Il diritto minorile, infatti, non impone un tempo limite per la convocazione della prima udienza: se nel penale un pm ha a disposizione 48 ore di tempo, per i minori invece passano mesi. Si tratta di un’ingiustizia strutturale su cui la commissione parlamentare dovrà accendere una luce. Come non potrà essere ignorato il ruolo delle cooperative a cui un’altra legge - la 328 del 2000 - concede di prendere in appalto i servizi sociali 'esternalizzati' dai Comuni.

Ma, caso Bibbiano docet, gli amministratori locali non hanno di fatto strumenti tecnici per verificare l’operato di queste cooperative e le procure minorili soffrono per mancanza di fondi e di personale. Con i risultati che ben conosciamo. Altro capitolo fondamentale è quello dell’ascolto del minore: come è possibile che psicologi e pedagogisti a cui i tribunali affidano le perizie tecniche d’ufficio ignorino le linee guida approvate dagli ordini professionali che vietano metodi suggestivi e prassi invasive? Infine - ed è questo l’oggetto della Commissione - il tema delle strutture d’accoglienza, un arcipelago complesso e con costi così variabili da Regione a Regione da suscitare tante perplessità.

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