Uomini in fuga. Migranti, decine di morti nel mare della Tunisia


Alessandro Beltrami venerdì 10 luglio 2015
Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni nel 2015 sono state 1900 le vittime nel Mediterraneo. E per la prima volta la Grecia supera l'Italia per arrivi.

Non bastava alla Grecia il peso della crisi economica. L’apertura di nuove rotte migratorie ha fatto sì che nei primi sei mesi del 2015 sulle sue coste siano sbarcate 75.970 persone. Per la prima volta, così, la Grecia supera l’Italia per arrivi: i migranti che hanno raggiunto via mare il nostro Paese sono stati infatti 74.009. I due Stati assieme costituiscono la quasi totalità delle oltre 150mila persone sbarcate in Europa. Sono i dati diffusi ieri dall’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (Oim). Cifre in cui emerge un bilancio drammatico: si stima infatti che da gennaio siano oltre 1.900 le persone che hanno perso la vita in mare, più del doppio rispetto al 2014. Il trend è iniziato a diminuire a partire da maggio quando, sottolinea però l’organizzazione, Frontex ha dispiegato più forze nel Canale di Sicilia.

Non per questo i morti sono cessati. Ieri le motovedette della Guardia costiera tunisina hanno raccolto una decina di corpi mentre altri venti circa sono stati avvistati nella zona dove è affondata un’imbarcazione salpata dalla Libia e diretta in Italia. Il 5 luglio nei pressi di El-Bibane, nel Sud della Tunisia, erano stati trovati in mare cinque cadaveri. È previsto invece oggi l’arrivo nel porto di Palermo della nave Dattilo con a bordo, oltre a 717 migranti salvati nel corso di varie operazioni di soccorso, anche 12 salme del naufragio avvenuto nel pomeriggio di giovedì, quando la Guardia costiera italiana ha tratto in salvo 106 persone che si trovavano su un gommone semiaffondato al largo delle coste libiche. A Lampedusa, ieri, tre tunisini si sono asseragliati in una grotta per la paura di essere rimpatriati. Sono stati catturati dopo che avevano anche lanciato massi contro le forze dell’ordine. Naufragi anche nell’Egeo. Martedì è affondato un barcone tra le isole di Agathonisi e Farmakonisi. Sono cinque i corpi recuperati ma i dispersi sono sedici. Diciannove le persone tratte in salvo.

In Grecia si stima che nell’ultimo mese siano arrivate 900 persone al giorno. Per il 60% arrivano dalla Siria, le restanti arrivano soprattutto da Afghanistan e Iraq (mentre in Italia la maggioranza arriva da Eritrea, Nigeria e Somalia). Il flusso crescente «sta mettendo a dura prova le piccole comunità insulari – dice una nota dell’Acnur – in cui mancano le infrastrutture e i servizi di base per rispondere adeguatamente alle crescenti esigenze umanitarie. Il numero di persone che arrivano è ormai così alto che, nonostante tutti gli sforzi, le autorità locali non vi possono far fronte». Ancora una volta, però, è la solidarietà umana a trovare una risposta: «Nonostante la precarietà – prosegue la nota dell’Acnur – la reazione dei cittadini nei confronti dei rifugiati è stata accogliente e generosa». Si è mossa la società civile: «Ong locali e volontari, piccole imprese e turisti si stanno occupando della raccolta e distribuzione di cibo, acqua, vestiti e cure mediche di base». «L’emergenza non riguarda tanto i numeri – dice Federico Soda, direttore dell’Ufficio di coordinamento dell’Oim per il Mediterraneo – quanto umanitaria, a causa delle drammatiche condizioni in cui si vengono a trovare i migranti». E ricorda come 150mila persone sui 500milioni di abitanti dell’Europa non possono costituire una "invasione". Specie se si prende in considerazione ciò che accade ai margini dell’Unione Europea: in Libano, dove gli abitanti sono 4 milioni, ci sono 1,5 milioni di rifugiati siriani. La Turchia ne ha accolti quasi 2 milioni.

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: