mercoledì 22 settembre 2021
Il progetto della Fondazione Empatia si può visitare fino al 28 settembre. Trenta paia di scarpe per trenta storie, da ascoltare con le cuffie mentre si cammina. "Si entra nella fatica dell'altro"

Slegare le stringhe. Togliere le scarpe. Mettere ai piedi le calzature di un estraneo. E così, entrare in punta di piedi nella sua vita. “Non giudicare il tuo prossimo fino a che non cammini per due lune nei suoi mocassini” si legge sulle pareti della grande scatola di scarpe che fino al 28 settembre è allestita in Piazza XXV aprile, a Milano, per il progetto “Mettiti nelle mie scarpe” della Fondazione Empatia.

Grazie ad un paio di cuffie, chi indossa le scarpe di Lella ascolta anche la sua voce, in un podcast: è una mamma settantenne con un figlio autistico ormai adulto e racconta il difficile ma meraviglioso percorso di accompagnamento del ragazzo verso la sua autonomia. Paolino invece è uomo che a 18 anni legge sulla sua cartella medica la parola “irrecuperabile” per i danni causati al suo corpo dall'eroina. Le sue scarpe raccontano di entrate e uscite dal carcere, fino al giorno della sua decisione finale: chiudere le ultime siringhe in un cassetto e non toccarle più. Le scarpe da ginnastica nere di Viktoria raccontano del viaggio senza ritorno dall'Ucraina all'Italia, del dolore di partire e della fatica di costruire in un Paese sconosciuto. Del lavoro di assistente famigliare e di quel rapporto intimo e delicato che si crea con le persone che segue. E così Manlio, Shaza, Valentina, Mona, Sofy: per ogni nome, un paio di scarpe e per ogni paio di scarpe una storia vera, raccontata direttamente dal suo protagonista.

“È come se io e Dianne fossimo già un po’ amiche. Vorrei abbracciarla” si legge tra i post-it che i partecipanti all'iniziativa lasciano appesi su un tabellone all'esterno della grande scatola di scarpe. “Capire, provare e sentire l’amore immenso di una mamma per il figlio. Sei un’ottima mamma Carolina”, “L’altruismo è tutto nella vita”. Tra chi ascolta le storie c'è chi sta in religioso silenzio, chi si asciuga qualche lacrima, chi ride: alcuni racconti sono molto impegnativi, altri più leggeri. Le storie in totale sono 21 in italiano e 10 in inglese e ogni podcast dura circa 12 minuti.

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Le reazioni di chi cammina nelle scarpe di un altro sono diverse: “C’è chi vuole ascoltare subito un’altra storia” racconta Petra Mezzetti, la presidente della Fondazione Empatia. “In altri casi la storia è stata troppo intensa per ascoltarne subito un’altra”. E poi: “C’è chi non si immedesima, ma capisce profondamente una fatica”. E spesso si chiede: “Ma tutta questa fatica è simile a quella che faccio io quotidianamente? E quanto sarebbe meglio se tutta la mia fatica la capissero gli altri e io capissi di più la loro?”.

Il progetto produce e riadatta in l’Italia l'opera dell’artista inglese Clare Patey (direttrice dell’Empathy Museum inglese) che traduce in un allestimento l’espressione ‘mettersi nei panni di qualcuno’ (walk a mile in someone’s shoes). “L’elemento fisico - indossare delle scarpe - è una parte importante dell’esperienza perché ogni volta che guardi in basso non riconosci i tuoi piedi: questo cambia il tuo modo di camminare” racconta Patey, che è stata ieri a Milano per l’inaugurazione dell’allestimento.

Si potrà partecipare all'esperienza fino al 28 settembre dalle 13 alle 20 e l’ingresso è gratuito. "Mettiti nelle mie scarpe" è stato realizzato con il Patrocinio del Comune di Milano, grazie al contributo della Fondazione di Comunità Milano e in collaborazione con Levi’s. Chi vuole partecipare all’esperienza deve solo presentarsi in Piazza XXV aprile, dire il proprio numero di scarpe, presentare il green pass e iniziare a camminare.

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