lunedì 21 agosto 2017
Il premier alla prima giornata del Meeting di Cl. Misure di sicurezza rafforzate: nessun Paese, neanche l'Italia, può sentirsi al sicuro. E sull'immigrazione: avanti con la legge sulla cittadinanza.
Il premier Gentiloni parla al Meeting di Rimini (Riccardo Gallini_GRPhoto)

Il premier Gentiloni parla al Meeting di Rimini (Riccardo Gallini_GRPhoto)

«Non credo alle minacce e alla propaganda di qualche sito jihadista, ma sono consapevole che nessun Paese, neanche l’Italia, può sentirsi al riparo dalla minaccia terrorista».

Paolo Gentiloni ha aperto ieri il Meeting che parla del futuro e dell'«eredità dei nostri padri» accolto con grande calore dalla platea riminese. Un Meeting che risente del clima che si registra in Italia, e ha innalzato le misure di sicurezza anche attraverso l'introduzione, per la prima volta, degli scanner agli ingressi per ispezionare gli oggetti, accanto ai tradizionali metal detector per le persone. E l'intervento del presidente del Consiglio non poteva non partire dalla tragedia consumatasi in terra di Catalogna: «Siamo al fianco alla splendida e amica Barcellona», ha detto il premier, sottolineando che ora «è decisivo che da tutti venga il sostegno alle forze dell’ordine, all’intelligence, ai militari impegnati per garantire la sicurezza. Fare sentire il Paese unito attorno alle forze che lavorano per la sicurezza» e allo stesso tempo è importante ripetere che «i terroristi non ci costringeranno a rinunciare alla nostra libertà».

Il premier ha affrontato poi i temi economici. «La crescita è finalmente tornata - ha rivendicato Gentiloni - e ciò è frutto delle riforme del governo di Matteo Renzi che noi stiamo proseguendo. Non era scontato tenere insieme crescita e avanzo primario. Non era scontato ma non basta». La sfida ora è recuperare risorse per aggredire la povertà. La legge di bilancio conterrà «alcune limitate misure per accompagnare la crescita, con interventi molto selettivi» incentrati soprattutto sull’accesso dei giovani al mondo del lavoro con «incentivi permanenti e stabili alle assunzioni». E con un «impegno straordinario» sulle politiche attive del lavoro.

Quanto al tema dell’immigrazione, la risposta «non può essere la negazione della realtà». La negazione dei diritti, infatti, a cominciare dalla cittadinanza, non costituisce «una garanzia di sicurezza ma semmai di insicurezza per il paese» ha detto il presidente del Consiglio, sottolineando che «chi semina odio e facili illusioni non farà un buon raccolto in un contesto di lunga durata». Quindi «il Governo non deve avere paura di riconoscere diritti e di chiedere rispetto dei doveri anche a chi in Italia è nato e studia nelle nostre scuole».

Un mini-discorso programmatico, quello di Gentiloni al Meeting, per un governo «che punta a una fine ordinata della legislatura», sottolineato anche da alcuni calorosi applausi. Quello più prolungato quando ha rivendicato, che «sui salvataggi non accettiamo lezioni da nessuno», e ha ricordato le parole di Junker, ribadendo: «Abbiamo salvato noi l'onore dell'Europa».

Lavoro, dialogo fra diverse religioni ed etnie, creazione di opportunità e speranze per il futuro, in un Paese che ristagna in una fase strutturale di acuta denatalità, tema sul quale si è particolarmente soffermato il presidente Sergio Mattarella nel suo messaggio alla manifestazione. Sono questi i filoni su cui si soffermerà la manifestazione, dagli incontri alle mostre.

Oggi l'appuntamento entra nel vivo con gli interventi, fra gli altri, del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e dell'ex premier Enrico Letta. Martedì attesa per l'intervento, sul tema centrale del Meeting, dell'arcivescovo del Patriarcato Latino di Gerusalemme monsignor Pierbattista Pizzaballa. Sempre domani in programma l'incontro che introduce al tema delle Settimane sociali, con gli interventi del direttore e del presidente del comitato organizzatore, il professor Mauro Magatti e l'arcivescovo Filippo Santoro. Nel giorno conclusivo, infine, è atteso l'intervento del segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin.

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