lunedì 22 maggio 2017
Il ricordo del Capo dello Stato alla seduta straordinaria dell'Assemblea plenaria del Csm con il presidente del Senato Grasso e il vicepresidente del Csm Legnini
Mattarella nell'Aula"Bachelet" presiede la seduta straordinaria dell'Assemblea plenaria del Csm

Mattarella nell'Aula"Bachelet" presiede la seduta straordinaria dell'Assemblea plenaria del Csm

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Ricordare nell'Aula del Consiglio superiore della magistratura la strage di Capaci, con l'assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, «assume il significato di ribadire l'importanza fondamentale dell'azione di contrasto delle forze
giudiziarie e delle forze dell'ordine» alla mafia. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto con queste parole il Plenum straordinario del Consiglio superiore della magistratura a Palazzo dei Marescialli.

Il ricordo di Giovanni Falcone, i cui 25 anni dalla strage cadono domani, «non deve trasferirsi in una celebrazione rituale» perché, ha aggiunto il presidente, «lo spirito e i criteri del suo impegno» rimangono validi. Falcone diceva, e questo è valido ancora oggi che «la mafia non è invincibile ma è un fenomeno terribilmente serio».

Giovanni Falcone conosceva «l'importanza del lavoro in pool che ha condiviso con Paolo Borsellino». Il suo metodo di lavoro era «dinamico con la convinzione, condivisa con altri colleghi, tra cui lo stesso Borsellino, di quanto fosse importante il lavoro in pool, e la scelta del maxi-processo per condurre in giudizio, condannare e sanzionare globalmente il mondo della mafia, muoveva da questo proposito».

I criteri scelti da Falcone, «inizialmente non compresi da qualcuno, rispondevano pienamente al carattere della funzione del magistrato. Aveva ben presente il valore dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura. Anche per questo era attentissimo, per la credibilità dello Stato e della Magistratura, alla consistenza degli elementi di prova raccolti. Non a caso, diceva che occorre distinguere un'ipotesi di lavoro da elementi che sorreggano l'esercizio dell'azione penale. Questo scrupolo - ha concluso Mattarella - conferiva alle sue inchieste grande solidità nella verifica dibattimentale».

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