lunedì 26 novembre 2018
Dialogo con il presidente all'Arsenale della pace, sede del Sermig: «Io mi sento parte di questa comunità»
Il presidente Mattarella con i bambini al Sermig di Torino (Ansa)

Il presidente Mattarella con i bambini al Sermig di Torino (Ansa)

La potenza dell’amicizia che supera ogni divisione, che alimenta la felicità e aiuta a costruire la pace. Un pensiero profondo nato dal dialogo bello, diretto e potente tra i bambini e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Uno scambio di domande e risposte avvenuto oggi pomeriggio all’Arsenale della Pace di Torino, sede del Sermig, ultima tappa della trasferta torinese del capo dello Stato.

Un luogo dove evidentemente Mattarella si sente accolto in amicizia e dove torna con gioia. «Vorremmo regalarle momenti di serenità e felicità – ha annunciato Ernesto Olivero, fondatore del Sermig –, per questo abbiamo scelto i bambini che sono il nostro futuro». E i bambini che frequentano l’asilo dell’Arsenale, un poco emozionati, hanno subito coinvolto il presidente con domande dirette senza filtri.

Come Ilias, nata a Torino da genitori marocchini, che ha domandato: «Grazie per la sua amicizia. Noi bambini dell’Arsenale ci stiamo impegnando per fare vincere finalmente la pace e i sorrisi. Che consiglio ci può dare?». E il presidente ha replicato: «Mi sento parte di questa comunità. L’amicizia è una cosa molto importante, nessuna persona nasce per essere sola. Una grande rete di amicizia nel mondo rende migliore la vita di tutti».

La domanda di Deborah ha lasciato senza parole: «I miei genitori sono ghanesi, vorrei essere italiana, anzi sono italiana. La guerra è tanto triste, io conosco un bambino che è appena arrivato dalla Siria. La sua casa è stata distrutta da una bomba e suo papà è morto. È molto arrabbiato e ha tanta paura, ogni volta che sente parlare della guerra scappa dalla classe. Cosa possiamo fare per aiutarlo? Perché, nonostante tanti bambini stiano così male, i grandi non capiscono?».

Mattarella ha invitato i bambini ad aiutarlo, perché «recuperi la sua freschezza»: «La guerra è irrazionale – ha ribadito –, nel mondo degli adulti ci sono delle barriere anche mentali, dei pregiudizi, ostilità preconcette prive di senso. Voi bambini dovete aiutare i grandi ad abbattere queste barriere e dovete mantenere la vostra indignazione verso la guerra. E questo è possibile con una grande rete di amicizia, si può fare breccia anche nei cuori più insensibili».

Dalla guerra all’Europa: «Dopo la seconda guerra mondiale, i Paesi hanno capito che si doveva costruire un futuro – ha ricordato il capo dello Stato –. È bastata intuizione e buona volontà. E anche se qualcuno si lamenta dell’Europa, è un’esperienza che viene guardata con interesse. Il modello di convivenza e non di contrasto è di esempio per tanti altri».

Da oggi il presidente Mattarella è cittadino onorario anche di «Felicizia», la città dei bambini in cui le leggi prescrivono che dobbiamo volerci tutti bene, tutti ma proprio tutti devono poter mangiare, io non posso essere felice se tu sei triste, i sogni si avverano e l’anima di tutti ha lo stesso colore...

Molti i giovani presenti all’incontro, diversi dei quali hanno partecipato al "Progetto scuola 1918-2018: i cento anni della Grande Guerra", promosso dal Sermig per aiutare i ragazzi a conoscere cosa accadde allora, le guerre di oggi e la trasformazione che ha avuto l’Arsenale stesso: un luogo in cui cent’anni fa si costruivano le armi per la guerra e ora si costruiscono percorsi di pace. La sede ideale per ricordare il prossimo appuntamento dei Giovani per la pace che si terrà l’11 maggio a Bergamo: «E speriamo di avere con noi il presidente», ha auspicato Olivero.

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