martedì 16 novembre 2021
L’uomo aveva il divieto di avvicinamento alla famiglia: era fuggito dall’ospedale, dove era ricoverato per Covid
I carabinieri ed i soccorritori sul luogo dove Matias, 10 anni, è stato ucciso con una coltellata alla gola in casa, vicino Viterbo

I carabinieri ed i soccorritori sul luogo dove Matias, 10 anni, è stato ucciso con una coltellata alla gola in casa, vicino Viterbo - Ansa

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I soccorritori hanno trovato Matias, di appena 10 anni, in un angolo della sua cameretta, riverso in una pozza di sangue; rapidi i primi soccorsi degli operatori del 118, così come la corsa disperata all’ospedale di Viterbo, dove però il bambino è arrivato ormai senza vita.

La tragedia si è consumata nel pomeriggio di martedì sotto il cielo carico di pioggia di Cura, una frazione di Vetralla, a circa 15 km da Viterbo, in un appartamento al secondo piano di una palazzina residenziale dove Matias viveva con la mamma, Mariola Rapaj, 32 anni, albanese.

Il padre del bambino, Mirko Tomkov, 44 anni, operaio, originario della Polonia è stato trovato nella stanza accanto a quella di Matias, anche lui sotto choc, ed è stato portato in caserma dove l’interrogatorio è proseguito per ore, anche nella notte. Molti i particolari da chiarire nella vicenda, che presenta tanti lati a dir poco oscuri.


Quando la madre nel primo pomeriggio è rientrata a casa ha trovato il piccolo agonizzante: una coltellata alla gola non gli ha lasciato scampo. Il papà si trovava nella stanza vicina in stato di incoscienza

Secondo una primissima ricostruzione, comunque, si sa di certo che Mirko Tomkov si trovava ricoverato in un ospedale di Roma perché positivo al Covid. Dal nosocomio, in circostanze anche queste da chiarire, si è però allontanato nella mattinata di martedì e, forse con i mezzi pubblici, già prima di pranzo era a Cura di Vetralla, tanto che alcuni testimoni hanno riferito di averlo visto gironzolare attorno alla scuola elementare frequentata dal figlio, con un atteggiamento insolito, da persona agitata non certo in attesa di riprendere il figlio da scuola.

Il bambino sarebbe comunque tornato a casa forse con un’amica della mamma, ma proprio nell’appartamento di via Fazi ha trovato il papà ad attenderlo; l’uomo, avrebbe quindi colpito il figlio alla gola con un coltello da cucina e poi avrebbe tentato di suicidarsi, aprendo i fornelli del gas.

E anche questo è un particolare non di poco conto, al centro ora delle indagini dei carabinieri: il papà di Matias aveva infatti il divieto assoluto di avvicinarsi a moglie e figlio, dopo che la donna lo aveva denunciato per le ripetute violenze ai danni di entrambi, soprattutto quando il marito beveva. Qualche mese fa, al culmine dell’ennesima lite violenta, l’uomo avrebbe minacciato di far esplodere la casa con il gas, fermato in tempo dai carabinieri. Il Tribunale di Viterbo aveva quindi emesso il divieto di avvicinamento a carico dell’uomo.

Martedì ad allertare i soccorsi sono stati i vigili del fuoco, chiamati poco prima delle 17 da altri condomini, insospettiti e preoccupati per il forte odore di gas che arrivava dall’appartamento dei Tomkov. I carabinieri del Comando provinciale, guidato dal colonnello Antonazzo, hanno poi smentito una prima ricostruzione che voleva anche la madre di Matias presente in casa e pure gravemente ferita dal marito; la donna – che tira avanti con lavori di pulizia, ben voluta da tutti nella frazione e dedita completamente a quel figlio, il vero amore della sua vita – è invece arrivata a casa in un secondo momento, a tragedia consumata. In stato di choc, è stata poi ricoverata in ospedale a Viterbo, assistita dagli psicologi.

L’interrogatorio dell’uomo, invece, come detto, è proseguito anche nella notte; è indagato per omicidio e il fascicolo è stato affidato al pm Stefano D’Arma. Anche i carabinieri del Comando provinciale di Viterbo hanno ammesso che la vicenda presenta tanti, troppi particolari ancora da chiarire e che l’indagato, almeno in un primo momento, non ha aiutato a dipanare le nebbie della vicenda. In paese nessuno parla di una tragedia annunciata, anche se l’uomo era considerato un tipo taciturno, che si arrangiava con piccoli lavoretti e trascorreva molto tempo al bar.


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