IL REFERENDUM DI BOLOGNA. Materne paritarie, 6 miliardi di risparmi


Paolo Ferrario mercoledì 22 maggio 2013
Mancano pochi giorni al referendum di Bologna sul finanziamento alle strutture paritarie. La Fism: ​costi insostenibili per lo Stato se tutti i bambini andassero alle statali. (Paolo Ferrario)
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​​​​​​​​​​​​IL SITO UFFICIALE DEL REFERENDUM​​
«Davvero, in questo Paese, c’è qualcuno che pensa che i bambini vadano divisi tra pubblici e privati?». È provocatoria ma va diritta al cuore della questione, la domanda posta da Luigi Morgano, segretario nazionale della Fism, la Federazione delle scuole materne non statali. Una realtà che guarda con «viva preoccupazione» al referendum bolognese di domenica, «caricato – aggiunge Morgano – di significati che ben poco hanno a che fare con il problema di garantire un posto a scuola a tutti i bambini».La realtà dei fatti dice che circa il 25% dei Comuni italiani (2mila su 8.100) intrattiene rapporti formalizzati con le scuole materne paritarie, che invece i proponenti il referendum vorrebbero abolire. Una buona parte, soprattutto quelli di dimensioni medio-grandi, ha stipulato convenzioni e realizzato un sistema integrato pubblico-privato come quello esistente a Bologna, ma anche in altri capoluoghi come Torino, Brescia, Milano e Reggio Emilia.Rispetto a una popolazione della scuola dell’infanzia pari a circa 1,7 milioni di bambini, il sistema delle paritarie (comunali e gestite da enti non profit), ne accoglie 660mila (circa 500mila nelle 8mila scuole cattoliche della Fism e il resto nelle strutture comunali), corrispondenti al 45% del totale. Un “posto bambino” alla scuola dell’infanzia statale “costa” alla collettività 6.500 euro l’anno, mentre il contributo dello Stato per ciascun alunno della scuola paritaria è mediamente di 425 euro l’anno.«Se, come vorrebbero i referendari bolognesi – sottolinea Morgano – tutti i bambini che attualmente frequentano gli asili paritari dovessero passare alle strutture statali, servirebbe una spesa di almeno 4 miliardi di euro soltanto per coprire le spese correnti (come, per esempio, lo stipendio degli insegnanti). Aggiungendo il costo degli edifici che dovrebbero essere costruiti per ospitarli, si arriva tranquillamente a oltre 6 miliardi di euro. Dove pensano di trovare questi soldi coloro che, con tanta solerzia ideologica, stanno combattendo questa battaglia di stampo ottocentesco?».Anche per queste ragioni, non secondarie, Morgano auspica che, da qui a domenica quando si apriranno i seggi, «si guardi al merito della questione, che è garantire la piena scolarizzazione dei bambini». Un problema che hanno ben chiaro gli amministratori e i sindaci che, infatti, si sono massicciamente schierati con il primo cittadino bolognese Merola, impegnato a garantire il sistema integrato. «Chi conosce la realtà dei fatti sa bene da che parte schierarsi», conclude Mo
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