lunedì 2 settembre 2019
Chi è rimasto a bordo è terrorizzato dalla tempesta della notte. Domenica erano state evacuate tre delle persone soccorse lo scorso 28 agosto. Trasbordo consentito solo ai malati gravi
Mediterranea Saving Humans / Twitter

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E adesso siamo allo sciopero della fame e della sete sulla nave Mare Jonio. Hanno cominciato in due, ma la protesta potrebbe allargarsi già nelle prossime ore.

All'alba del sesto giorno gli ostaggi in mare, dopo una notte di vera paura per le condizioni meteo vissute, decidono che è arrivato il momento di farsi sentire. Domenica hanno visto trasbordare tre loro compagni di sventura in condizioni pietose: due non erano in grado di reggersi in piedi anche a causa di serie patologie riscontrate a bordo, e poi una donna, apparsa da subito tra i più vulnerabili, è stata trasferita con una barella a bordo di una motovedetta della Guardia costiera. Come sempre gli uomini della Capitaneria di porto di Lampedusa hanno agito con eccezionale professionalità, guadagnandosi l’applauso dei volontari di Mediterranea.
A terrorizzare i profughi è stata la notte. Raffiche di un vento aggressivo hanno sferzato la nave, mentre lampi e tuoni hanno seminato il panico a bordo. Più volte dalla plancia di comando è stata contattata la Guardia costiera e le autorità della sanità marittima a Roma. Il comandante Giovanni Buscema e il capo missione Luca Casarini hanno chiesto ripetutamente l’evacuazione, anche in vista del peggioramento delle condizioni meteo che dalla serata di oggi preannuncia una vera tempesta che andrà avanti almeno per un paio di giorni con mare impossibile.
Ma dalle autorità è sempre arrivata la solita risposta: “Restate in attesa di istruzioni”. Istruzioni mai arrivate.

“Il quadro psicopatologico dei naufraghi” è considerato in “progressivo deterioramento”, si legge nel documento firmato dalla dottoressa Carla Ferrari Aggradi che si trova a bordo con il coordinatore sanitario Stefano Caselli, il comandante Buscema e il coordinatore di missione Casarini. IL DOCUMENTO
“Temiamo che possa dilagare - avverte l’equipe sanitaria - il comportamento autolesivo, sintomo di una depressione profonda nella quale riversa l’intero gruppo”. Il peggioramento delle condizioni sul ponte della nave “è tale da non poter più essere gestito in maniera adeguata ed efficace dal personale sanitario”.

Per questa ragione tutto quanto avverrà sulla Mare Jonio non è più da ritenersi responsabilità dell’equipaggio ma delle autorità che continuano a non rispondere. La comunicazione è stata inviata anche dalla Procura della Repubblica di Agrigento che già la settimana è stata allertata dal Comando generale della Guardia costiera che indicava nelle “autorità nazionali” la responsabilità delle decisioni prese a danno dei migranti della Mare Jonio.

Per tutta la notte dal ponte di comando hanno sollecitato anche il Cirm, il Centro internazionale radiomedico, ente preposto dal Ministero della Salute a raccogliere le segnalazioni di emergenza sanitaria sulle navi e che predispone le evacuazioni. Ma la dottoressa di turno non ha saputo dare risposte all'emergenza anche di carattere psichico. “Queste persone sono dei naufraghi - ha scandito Luca Casarini -, hanno paura e non possiamo più tenerle sotto controllo. Sono terrorizzati. Ma se anziché migranti fossero stati naufraghi di una crociera, li lascereste così?”.

Dall'altra parte del telefono, nessuna risposta. Un silenzio che dura oramai da giorni. La discontinuità, qui, non è neanche una radio aperta.

PAURA SULLA NAVE MARE JONIO. MA SI SCENDE SOLO SE IN PERICOLO DI VITA

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Le avvisaglie di quello che potrà accadere si sono avute la scorsa notte, quando il mare di colpo si è ingrossato, mentre severe raffiche di vento hanno fatto rintanare i migranti dentro al grande container trasformato in dormitorio. La vista di lampi e fulmini non ha fatto che peggiorare la situazione a bordo della nave di
Mediterranea Saving Humans. Gran parte delle persone soccorse lo scorso 28 agosto conosce il mare da meno di una settimana, e lo scenario da tempesta in mezzo al nulla, seppure a 13 miglia dalla quella terra ferma che dalla nave non si vede ancora, ha sprigionato paure solo per qualche giorno sopite.

Nessuno ha chiuso occhio, fino a quando non è arrivata l’alba che annuncia una giornata difficile ma almeno sotto la luce del sole mattutino.

Dalla nave Mare Jonio si scende solo in barella. È successo domenica, quando una donna è stata portata via (come mostra il video di Avvenire) dalla Guardia Costiera che ha dovuto compiere una complicata operazione di trasbordo, ultimata con la consueta professionalità. Davanti al bollettino medico le autorità non se la sono sentita di correre il rischio di mettere ancora più in pericolo la vita di tre naufraghi: due uomini con gravi patologie cliniche, in grado appena di poter camminare ma solo se sorretti, e una donna apparsa fin dal momento dl salvataggio in condizioni psicofisiche che solo un ricovero in ospedale può tentare di alleviare.

Ancora una volta una scena indegna di un Paese come il nostro. Ma il messaggio che arriva dalla politica è chiaro: dopo giorni in mare, dalla Mare Jonio si sbarca solo se in fin di vita. «Forse - commenta un volontario di Mediterranea - vogliono che i prossimi vengano evacuati con le bare?».

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