Sisma. Marche, un'immensa zona rossa


Chiara Gabrielli domenica 16 luglio 2017
Viaggio tra i piccoli centri in cui la normalità è lontana. Solo l'8% di materiale è stato rimosso e smaltito. Sono 1,1 i milioni le tonnellate (stimate) di macerie pubbliche
Marche, un'immensa zona rossa

Zone rosse, macerie sulle strade: è cambiato poco o nulla, dall’inizio dell’incubo terremoto, nel cratere delle Marche. I segnali di un ritorno alla normalità ci sono, ma restano ancora troppo pochi. A Visso stanno liberando le vie principali e oggi, per la prima volta, sarà tolto il blocco dell’esercito all’ingresso del paese, solo per un giorno (tra una settimana l’accesso libero potrebbe diventare definitivo), e a Gualdo è stata grande festa, il mese scorso, quando hanno riaperto la piazza. A Fiastra la zona rossa è stata ridotta, così a Pieve Torina. Ma per il resto nei Comuni più devastati e in quelli distrutti poco o pochissimo è cambiato rispetto a 11 o 9 mesi fa. Mauro Falcucci, sindaco di Castelsantangelo sul Nera, già devastato il 24 agosto e poi distrutto dal terremoto del 26 ottobre (di cui fu epicentro) e del 30 ottobre, spiega cosa significa fare i conti quotidianamente con la zona rossa: «Significa non poter consentire ai cittadini di accedere in sicurezza alle proprie case, neanche di avvicinarsi per guardarle, o per raccogliere un qualsiasi frammento di vita, un oggetto, un ricordo del papà, del nonno, o di se stessi. Zona rossa significa essere sempre accompagnati dai vigili del fuoco per pericoli diretti o indiretti. Miglioriamo, ma siamo rallentati dalla rimozione delle macerie – incalza Falcucci – che siamo costretti a trattare come rifiuti ordinari. Se avessimo potuto trattarle come fatto eccezionale, sicuramente avremmo risolto più velocemente. Tutte e sette le frazioni di Castelsantangelo sono ancora zona rossa, e nel capoluogo ogni 15 giorni cerchiamo di restituire ai cittadini un pezzettino di spazio vitale. Il nostro sforzo è massimo in questo momento, per attrarre gente in montagna, altrimenti arriverà l’inverno e non verrà più nessuno».

Non è roseo il quadro dipinto da Cesare Spuri, direttore ufficio speciale ricostruzione Marche: «Tre giorni fa ad Accumoli abbiamo incontrato i professionisti di tutte e quattro le regioni – spiega Spuri –. È un lavoro enorme. Sono 240 i progetti di ricostruzione pesante, leggera e di attività produttive presentati finora. I numeri non sono confortanti, però c’è grande fermento, la norma è pronta. Dall’ultima forte scossa del 18 gennaio, sono passati solo sei mesi. La situazione è complessa, e non può essere semplificata più di tanto se vogliamo trasparenza e tracciabilità. Si sta cercando di carburare la macchina, eliminando tutto ciò che la fa inceppare. Prepariamo il campo per far accelerare il motore. Questo è il preludio per poter fare tutto più veloce». Mancano pure i tecnici per effettuare i sopralluoghi Fast e Aedes: se ne devono svolgere ancora 18mila nelle Marche (di cui 9mila fuori cratere), ne sono stati portati a compimento 83mila circa. Si è fatto insistente, negli ultimi giorni, l’appello di Spuri per attrarre tecnici: «Ci stiamo organizzando per portare a compimento le verifiche – sottolinea Spuri – ma è impossibile dire quanto ci vorrà. In questa fase chiediamo uno sforzo maggiore ai Comuni, che stanno ricevendo più personale. I Comuni fuori cratere dovranno fare da soli». Oggi come oggi, su territorio regionale appena 10 squadre (20 persone in tutto) sono al lavoro sui sopralluoghi. E il 20 agosto sarà la fine dello stato d’emergenza: «Se per quella data – spiega ancora Spuri – come presumo, si starà ancora lavorando per le casette, non è che spegneremo le ruspe». Poco più dell’otto per cento delle macerie è stato portato via e per di più la stima è fatta sulle macerie quantificabili, cioè pubbliche, stimate in un milione e 100mila tonnellate. Impossibile però prevedere a quanto ammonterà alla fine il totale (qualcuno parla di quattro milioni), includendo quelle private, dipende molto anche dai proprietari degli edifici privati: ciascuno dovrà decidere se demolire e ricostruire o se procedere con l’adeguamento dell’esistente. Se rapportata quindi a questo totale indefinibile e imprevedibile, la quantità di macerie rimosse diventa davvero esigua. Si viaggia sopra le 3mila tonnellate al giorno portate via, sono 90mila le tonnellate rimosse, di cui circa 45mila nel Maceratese, 42mila nell’Ascolano e il resto nel Fermano.

Obiettivo principale è sgomberare le strade. Senza dimenticare il rischio ancora concreto degli sciacalli, dato che se ne andrà l’esercito e intere zone resteranno abbandonate. «Qui parliamo di interi paesi – dice il direttore dell’ufficio ricostruzione Marche – e chiaramente il presidio dell’esercito non può durare per sempre. Case, chiese ed edifici pubblici andranno chiusi, mentre si spera che durante il giorno ci siano operai al lavoro per la rimozione delle macerie e le messe in sicurezza, si spera insomma che qualcuno viva quel posto. Se il 20 agosto le zone rosse saranno ancora come le vediamo oggi, ci sarà una proroga dello stato d’emergenza o l’adozione di misure equivalenti». Sono in arrivo 299 milioni di euro per le tre province marchigiane, una cifra «senza precedenti nella storia dei terremoti, soprattutto a dieci mesi dal sisma», sottolinea Luca Ceriscioli, presidente della Regione. Sono 54 i cantieri aperti in regione per 1.508 casette (molte ancora da montare) su un totale di 2.500 richieste: Castelsantangelo sul Nera (Maceratese) le undici famiglie a cui andranno le prime Sae si sono riunite in Comune e hanno deciso in armonia, firmando un verbale scritto da loro, come dividersi i moduli abitativi. Nessuna tensione. Ciascuno si è anche scelto i propri vicini. Nel frattempo è stato approvato il piano delle opere pubbliche, per un totale di 93 milioni di euro. Il grosso, 60 milioni, andrà al Maceratese per un totale di 43 interventi. Tra questi, c’è la casa di riposo di Castelsantangelo sul Nera, che rinascerà, grazie anche alla richiesta congiunta presentata dal Comune insieme a quello di Visso. L’altro ieri, anche l’inaugurazione della sede del Comune, in un prefabbricato accanto allo stabilimento della Nerea.

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