giovedì 8 febbraio 2018
Cento militari in campo per "Operazione Opuntia". I fermati gestivano il controllo di attività economiche, videogiochi e appalti pubblici nella valle del Belice.
Il monumento che ricorda il terremoto nella valle del Belice (Foto Ansa)

Il monumento che ricorda il terremoto nella valle del Belice (Foto Ansa)

I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno eseguito stamattina 7 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei vertici e degli affiliati della famiglia mafiosa di Menfi. Il blitz, ordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo con il nome in codice "Operazione Opuntia", è stato eseguito da 100 militari con l'ausilio di unità cinofile e metal detector per la ricerca di armi. Gli arrestati sono tutti ritenuti responsabili di appartenere a Cosa Nostra agrigentina e di avere gestito il controllo di attività economiche e di appalti pubblici nella valle del Belice, compreso l'affare dei videopoker che intendevano monopolizzare piazzando ovunque le loro macchinette.

Anche un medico nella cosca

I summit di mafia si tenevano anche nello studio di un medico di base, il menfitano Pellegrino Scirica, che - oltre a trasmettere le informazioni all'interno dell'organizzazione, è spesso intervenuto nella gestione degli affari dell'associazione, incontrando persino il capomafia Leo Sutera. Secondo quanto accertato, il professionista metteva a disposizione il suo studio medico per gli incontri che dovevano servire a pianificare affari e accordi finalizzati anche alla riorganizzazione della cosca mafiosa di Menfi colpita duramente nel 2008 con l'operazione "Scacco matto", che aveva portato all'azzeramento di Cosa nostra in tutta la valle del Belice. L'indagine ha permesso di fare luce sugli assetti organizzativi dell'organizzazione, delineando i ruoli direttivi assolti dai capi di Menfi e Sciacca. Tra gli elementi coinvolti nell'indagine anche Domenico Friscia, personaggio di spicco della cosca di Sciacca, che si sarebbe attivato per procurarsi armi da fuoco.

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