giovedì 7 gennaio 2010
Lo sprint della leader radicale scompiglia i giochi e non solo nel Lazio. Il Pd abbozza, ma c'è rivolta. Castagnetti prova a lanciare Costa.
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Le prove per Pierluigi Bersani non finiscono mai. Anche quel­la sulla candidatura alla presidenza del Lazio è diventata du­rissima e di valenza assoluta: il Pd rischia di spaccarsi, con l’a­rea moderata infuriata e parte di quella cattolica pronta a fare le va­ligie. L’ipotesi di un sostegno alla radicale Emma Bonino manda su tutte le furie i teodem. E Paola Binetti avvisa: «Un sostegno del Pd alla candidatura Bonino sicuramente sarebbe per me una ragione forte per andare via». Spiega a 'Liberal' Binetti, che non esclude a questo punto di poter votare Polverini: «Vediamo quali saranno davvero gli altri candida­ti ». Ma con Bonino, si dice certa, «ci sarebbe una vera e propria e­morragia: pensiamo davvero che la componente popolare potreb­be mai far accettare al proprio elettorato la candidatura di un per­sonaggio dal profilo senza dubbio internazionale, forte, ma in anti­tesi con tutta una serie di valori?». Grane grosse, dunque. Non a caso aveva impiegato poco Nicola Zin­garetti a portare a termine il mandato esplorativo. Con un giorno di anticipo, il presidente della provincia di Roma invia le sue conclu­sioni sulle possibili convergenze per una candidatura alla presiden­za del Lazio direttamente al segretario Pierluigi Bersani: l’unica al­ternativa a Emma Bonino può essere una «novità forte» che solo il vertice del partito può indicare. Una soluzione per niente facile, per il Nazareno, dove la palla che torna alla base sembra davvero avvelenata. Nella logorante ricerca dell’o­biettivo di stringere patti con Udc e Idv, il tempo­reggiamento del Pd ha già lasciato spazio a due de­cisive variabili esterne: l’autocandidatura della leader radicale, che ha sparigliato le carte e ri­schia di spaccare il parti­to, con Binetti pronta que­sta volta a sbattere la por­ta, e la decisione inequivocabile di Pier Ferdinando Casini – di fron­te a una scelta tra Polverini e Bonino – di schierarsi per la candi­data del Pdl. Le 'grane' regionali, dunque, continuano a terremo­tare il vertice democratico. Così nelle ore convulse che seguono, il pressing di Bersani si spo­sta da Zingaretti a Walter Veltroni, che però – nello schema bersa­niano – dovrebbe ottenere il contemporaneo gradimento da Di Pietro e di Casini. Una soluzione non alle viste. In questo quadro, l’idillio mai iniziato con Casini appare sempre più lontano, men­tre emerge il tentativo di sanare la spaccatura fatta emergere dal­lo sprint di Bonino. Le altre ipotesi che passano sulla scrivania di Bersani durano lo spa­zio di pochi minuti. Molti, tra i moderati, vorrebbero che fosse En­rico Letta a entrare nella partita. Ma il vicesegretario non sembra af­fatto disponibile. La sfida è difficile e Zingaretti lo ha verificato in po­chissimo tempo, specie dopo aver ascoltato il leader dell’Udc. «Se i candidati sono Bonino e Polverini – aveva spiegato in mattinata l’ex presidente della Camera – noi siamo con la Polverini». Così l’esplo­ratore pd si era messo al telefono con Casini, per capire quali altri margini di intesa potessero esistere. «Purtroppo, in base a quanto ho potuto appurare in questo momento, ancora non esistono le condi­zioni per una candidatura che coinvolga tutte le forze di una coali­zione così larga». Perciò, chiude, serve «una iniziativa politica». Quella che sembra mancare ai democratici che il 27 marzo punta­no a resistere all’avanzata annunciata del centrodestra – ma , dopo la vicenda Marrazzo – nutrono scarsa convinzione di poter ricon­quistare il Lazio. I malumori fatti emergere dal caso Bonino sono, poi, forti. Alla iniziale insoddisfazione di Enzo Carra, è seguito un tenta­tivo di rilancio di Pierluigi Castagnetti, pronto a mettere in campo anche Silvia Costa. Motivo: la leader radicale non «è competitiva con la Polverini, non è laziale ed è molto connotata dal punto di vista i­deologico». Non a caso, a favore dell’esponente pannelliana si sono spesi fin dall’inizio i laicisti del Pd Ignazio Marino e Paola Concia.
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