lunedì 13 agosto 2018
Ma Di Maio corregge Giorgetti e rassicura: non avremo attacchi speculativi. Il ministro Savona ha visto Draghi
Il vicepremier Luigi Di Maio (Ansa)

Il vicepremier Luigi Di Maio (Ansa)

Tra lo spread in rialzo e le interviste che mettono in guardia dagli attacchi speculativi all’Italia, la settimana ferragostana si "scalda" politicamente. Il differenziale tra titoli di Stato decennali italiani e tedeschi prosegue la sua scalata, stretto nella morsa tra il crollo della lira turca e la diffidenza con cui gli investitori guardano alla prossima legge di Bilancio del governo giallo-verde. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi si attesta a 275 punti, dopo aver toccato un massimo di giornata a quota 278, il massimo dalla fine di maggio, quando superò i 300 punti (venerdì scorso aveva chiuso a quota 268). Il tasso del decennale schizza di nuovo sopra il 3% (3,08).

«La crisi turca avrà effetti diretti e indiretti sull’Italia, che è considerato un Paese a rischio», commenta l’economista Carlo Cottarelli al giornale La Stampa. I segnali s’infittiscono: in una nota ai propri clienti Bank of America ritiene che l’attuale livello di spread tra Btp e Bund decennali è «transitorio» e che «entro dicembre» il differenziale o «si restringerà verso quota 170 punti base» oppure «schizzerà verso 400». A decidere la direzione dello spread – sempre secondo la nota – sarà la legge di Bilancio: in caso di moderato ampliamento del deficit il valore calerà, viceversa decollerà, con gli investitori che si posizioneranno in vista di un probabile declassamento dell’Italia da parte delle agenzie di rating.

È stato il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ascoltato domenica dal quotidiano Libero, a dire di «essere preoccupato il giusto» e di aspettarsi per fine agosto un attacco speculativo dei mercati all’Italia, mentre «nel silenzio generale gran parte del risparmio italiano è stato portato all’estero e, quindi, la gestione dei nostri titoli non è domestica». Però, afferma, «l’Italia è un grande Paese e ha le risorse per reggere».

Niente affatto preoccupato, invece, il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha replicato ieri sul Corriere della sera sostenendo di non vedere «il rischio concreto che questo governo sia attaccato, è più una speranza delle opposizioni». «E se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo – avverte Di Maio – sappia che non siamo ricattabili. A Palazzo Chigi non c’è Berlusconi che rinunciò per le sue aziende. I provvedimenti fondamentali del contratto – aggiunge – li faremo col massimo rispetto degli equilibri di bilancio, ma anche chiedendo all’Europa di farci fare le riforme che ci permetteranno di abbattere il debito pubblico. II decreto dignità aumenterà la produttività delle aziende. La flat tax e il reddito di cittadinanza ci permetteranno di aumentare la domanda interna».

Intanto il governo ha avviato un filo diretto anche con il presidente della Bce. Lo rivela Giorgetti e lo conferma Di Maio che, tuttavia, sull’incontro avuto nei giorni scorsi dal ministro Paolo Savona con Mario Draghi, precisa: l’incontro c’è stato non tanto per tranquillizzare l’Europa sulle politiche sovraniste, ma perché «è giusto che il ministro degli Affari europei interloquisca con la Bce».

Le ricette del governo non tranquillizzano per nulla, però, il presidente di Confidustria Vincenzo Boccia, che affida al quotidiano Il Messaggero tutte le preoccupazione degli industriali: «Il nervosismo del nostro mondo è molto elevato e di questo passo dovremmo prevedere – speriamo di non arrivare a tal punto – di portare i cittadini imprenditori in piazza. Se si insiste con certe provocazioni saremo costretti a farci sentire».

Dall’opposizione, infine, arriva la replica al vicepremier del segretario del Pd, Maurizio Martina: «È l’Italia a non essere ricattabile da voi e dalla vostra irresponsabilità. Il vero rischio per gli italiani è questo governo diviso su tutto che vive solo di propaganda».

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