mercoledì 12 dicembre 2018
Allarme di Cittadinanzattiva e Tribunale del malato: il 37% degli italiani non accede ai servizi sanitari Costi dei ticket alle stelle, prestazioni rimandate di anni, mancanza di medici
Liste d'attesa, 1 su 3 rimane senza cure

Costi del ticket sempre più alti e liste d’attesa sempre più lunghe. Ecco i due volti micidiali della sanità italiana, che per un italiano su tre significano l’impossibilità di accedere alle cure. Sono dati enormi, quelli registrati dal rapporto sulla Salute di Cittadinanzattiva e Tribunale del malato: il 37,3% della popolazione (il 6% in più rispetto all’anno precedente) denuncia di non poter accedere ai servizi sanitari. Il 56% di non riuscire a farlo nelle strutture pubbliche.

Ancora: si attendono in media 15 mesi per una cataratta, 13 per una mammografia, 12 per una risonanza magnetica, 10 per una tac. I tempi per ottenere una chemio o una radioterapia hanno registrato un’impennata del 100%. E se i costi dei ticket per esami diagnostici e visite restano la prima voce di spesa segnalata dai cittadini (in crescita anche quelli per i farmaci e per le prestazioni in intramoenia), in forte aumento sono anche le criticità per l’assistenza territoriale, in particolare per quella di base erogata da medici di famiglia e pediatri.

Che è l’altro vero capitolo d’emergenza per la sanità italiana, con le decine di migliaia di professionisti pronti ad andare in pensione nel prossimo quinquiennio e la drammatica mancanza di assunzioni (oltre che di borse di studio per le specializzazioni). Dalle denunce si passa alle richieste per voce di Tonino Aceti, Coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva: «L’equilibrio economico consolidato dal Servizio sanitario nazionale e le difficoltà che ci segnalano i cittadini indicano chiaramente che la traiettoria delle politiche sanitarie pubbliche – spiega – deve essere quella di garantire maggiore accessibilità ai servizi sanitari, riducendo tempi di attesa e costi legati soprattutto a livelli di ticket ampiamente superiori al costo di alcune prestazioni svolte in regime privato ».

La prima richiesta è che governo e Parlamento approvino con la legge di Bilancio l’abrogazione del “superticket”, «un balzello che ostacola l’accesso alle cure». Altro punto, l’immediata approvazione del nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2018-2020, trasmesso appena qualche giorno fa dal ministero della Salute alla Conferenza delle Regioni. In cui viene fissato il tempo massimo da rispettare anche per le visite programmabili (da erogare entro 120 giorni) e stabilito che quelle urgenti dovranno essere smaltite sempre nel giro di 72 ore, quelle brevi entro 10 giorni e quelle differibili non dopo i 30 per le visite, o i 60 per le analisi.

Il Piano conferma anche il diritto dei cittadini – fino ad ora per lo più ignorato dalle Asl – di ricorrere all’intramoeniaa carico dell’azienda, quando la prestazione medica non può essere erogata entro i tempi stabiliti (il paziente deve pagare soltanto il ticket, come se si trattasse di una normale visita in regime pubblico).

Novità anche l’attivazione di un Centro unico di prenotazione (Cup) online, aggiornato in tempo reale, che permetta la consultazione dei tempi di attesa relativi alle visita. Per la piena attuazione del Piano, inoltre, dovrebbe essere istituito l’Osservatorio nazionale sulle liste di attesa, composto da rappresentanti del ministero della Salute, dell’Agenas, delle Regioni e dell’Istituto superiore di sanità.

Un punto su cui il ministro Giulia Grillo ha insistito con forza, sottolineando che «la misurazione di quanto si abbassano le liste di attesa d’ora in poi dev’essere uno dei parametri fondamentali per valutare i manager». Oltre al Piano, il governo nella legge di Bilancio ha deciso di intervenire sul problema delle liste d’attesa anche con uno stanziamento di 350 milioni di euro per il prossimo triennio. Se e come saranno impiegati – mentre le Regioni insistono su nuove assunzioni e sull’erogazione di almeno 3mila borse di studio a fronte delle appena 300 previste – resta da stabilire.

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