sabato 16 novembre 2019
Anche a Chioggia marea record. Il sindaco aveva chiesto di alzare le paratie ma invano
Invasa dall'acqua. Il vescovo Tessarollo: non traditeci
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Monsignor Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia, non ha avuto nessun problema a calzare gli stivaloni, a prendere il badile per 'spalare' l’acqua, ad installare le paratie all'ingresso della Curia. «L’ho fatto altre volte, direi che sono un po’ abituato» sorride. Non è la prima volta, infatti, che la sua Chioggia va sott'acqua. La città ha un baby Mose che si alza, lungo il canale principale, per tener lontana la prima acqua che cresce. Ma oltre i 130 centimetri, purtroppo, l’alluvione è assicurata. E va sotto acqua anche la cattedrale. Immancabilmente, come è avvenuto nel luglio scorso. «In quel caso non funzionarono le pompe esterne, alzai la voce e si provvide subito alla manutenzione».

Monsignor Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia, non ha avuto nessun problema a calzare gli stivaloni, a prendere il badile per 'spalare' l’acqua, ad installare le paratie all'ingresso della Curia

Monsignor Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia, non ha avuto nessun problema a calzare gli stivaloni, a prendere il badile per 'spalare' l’acqua, ad installare le paratie all'ingresso della Curia

Già all'indomani della marea dei record, il vescovo ha visitato la sua gente, sull'isola di Pellestrina, dove c’è stata pure una vittima. «A Pellestrina ho trovato – racconta – strade e piazzette piene di ammassi di frigoriferi, lavatrici, materassi, divani e altro, tutta roba resa inservibile dopo il bagno nell’acqua sporca e salata della Laguna». La Laguna, appunto. Qui non è arrivata l’acqua direttamente dal mare, ma quella della Laguna sospinta dal vento verso il mare. Le case, dunque, sono state assalite alle spalle dalle onde inattese. Ieri mattina, invece, i 157 centimetri di alta marea si sono alzati direttamente dal mare, calando poi con una tempistica interminabile, aumentando lo stress di chi voleva a tutti i costi liberarsi dall’acqua. «I danni sono diffusi ed incalcolabili – ammette il vescovo –. Mi ha commosso l’incontro in una famiglia che stava pulendo i muri, dopo aver portato all’esterno gli arredi da buttare. Qui, infatti, tanti abitano al piano terra. La signora mi raccontava che vedendo l’acqua crescere, è salita al piano superiore, la sera di mercoledì, ed ha recitato il Rosario insieme ai familiari. Il vento soffiava fortissimo e l’acqua si alzava, sembrava quasi che volesse inghiottire l’isola. Bene, quando la famiglia ha terminato la coroncina, quasi per miracolo – mi ha detto la signora – il vento è cessato e la marea ha cominciato a defluire».

Tessarollo riferisce anche che qualcuno ha trovato la forza di scherzare sul Mose, facendogli osservare che il sistema non ha funzionato perché manca l’accento sulla 'e'. «Ci vorrebbe Mosè a separare le acque, altro che il Mose» gli è stato suggerito scherzosamente. «Certo è che il Mose è indispensabile, due anni di attesa sono ancora troppi. D’ora in avanti – riflette Tessarollo – la nostra gente vivrà ogni acqua alta con l’angoscia di quello che le potrà capitare. Io invito ad avere fiducia. Sono state fatte, in questa drammatica circostanza, precise promesse. Non possono essere tradite».

Eppure proprio il sindaco di Chioggia Alessandro Ferro ha raccontato in queste ore di aver chiesto che venisse utilizzato il Mose, alla vigilia dell’acqua alta eccezionale di martedì notte, ma – ha riferito – i Commissari hanno detto no. La giustificazione del Consorzio Venezia Nuova è stata che il sistema di dighe mobili non era stata collaudato, quindi non poteva essere utilizzato. Peraltro erano stati previsti dei test il 21 e il 24 ottobre, poi annullati per alcune vibrazioni sospette riscontrate nelle tubature. «E questa circostanza – conferma Tessarollo – fa crescere i sospetti nella nostra buona gente».

Il vescovo di Chioggia ha inviato un messaggio alla diocesi, raccomandando vicinanza alle popolazioni colpite. Non solo Pellestrina, ma anche Scardovari. «La sacca di Scardovari ha visto la quasi totalità delle 'cavane' (i ricoveri coperti delle imbarcazioni, ndr) rase al suolo e il materiale galleggiante nell'acqua. Erano state ricostruite da poco. Dopo la tempesta ci auguriamo che gradualmente ritorni la 'quiete' con l’operosità e la solidarietà di tutti. Diamoci tutti una mano. Vediamo cosa sarà possibile fare anche attraverso la nostra Caritas diocesana e la solidarietà che le nostre comunità parrocchiali possono esprimere nelle prossime domeniche del tempo di Avvento per venire incontro con qualche segno di vicinanza e di aiuto concreto, perché la vita possa riprendere per tutti nella normalità».

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