giovedì 28 marzo 2013
Dal 2014 saranno obbligatori, almeno in forma mista. Ma già oggi alcune scuole li utilizzano con buoni risultati. Come l'istituto “Buonarroti” di Trento, che ha completamente modificato la didattica. Ma crescono le proteste degli editori.
COMMENTA E CONDIVIDI
​Basta lezioni frontali, con gli insegnanti che spiegano e gli studenti che prendono appunti. All’Istituto tecnico tecnologico “Michelangelo Buonarroti” di Trento, l’introduzione del tablet in classe – che diventerà obbligatorio dall’anno scolastico 2014-2015, secondo un decreto firmato martedì dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo – ha provocato una vera e propria rivoluzione della didattica. Diventata, spiega il dirigente Paolo Dalvit, «più partecipata e più apprezzata dai ragazzi». «Sono entusiasti», aggiunge il preside, che spiega come è cambiato il modo di fare scuola nelle quattro classi (due prime, una seconda e una terza) dove è stata introdotta, ormai tre anni fa, la didattica digitale. Il “Buonarroti”, tra l’altro, insieme ad altre due scuole italiane, è stato scelto da Telecom per testare una nuova piattaforma, che permette agli studenti di partecipare a forum sugli argomenti trattati in aula.«Con il tablet – spiega Dalvit – la lezione è costruita insieme dai ragazzi e dai docenti, ai quali è chiesta una maggiore disponibilità a interfacciarsi con gli studenti. Che, a loro volta, imparano a lavorare in gruppo, diventando i veri protagonisti della lezione».Un protagonismo che, però, deve andare di pari passo con la sicurezza e la salute. Per questa ragione, l’associazione Faes (Famiglia e scuola), che gestisce istituti paritari a Milano, Roma, Verona, Bologna, Palermo e Napoli, ha messo a punto un piano di informatizzazione che, spiega il segretario generale Claudio Marcellino, «mette al primo posto il benessere degli studenti». «Senza alcun intento censorio – precisa Marcellino – vogliamo però fornire ai nostri ragazzi strumenti informatici che siano controllabili dalla famiglia e dalla scuola. Per quanto riguarda la salute, impiegheremo una didattica che permetta un utilizzo moderato dei tablet per non affaticare eccessivamente la vista degli studenti».Alle famiglie, pensa anche l’Associazione italiana editori (Aie), che critica duramente l’iniziativa del ministro Profumo, sottolineando le «gravi conseguenze» che avrà «sull’intera filiera (editori, grafici, cartai, librai e agenti)». «Sulle famiglie – si legge in una nota – si vogliono far ricadere i costi di acquisto delle attrezzature tecnologiche, quelli della loro manutenzione e quelli di connessione».  Una preoccupazione fatta propria dallo stesso ministero, come ricorda il capo dipartimento Programmazione, Giovanni Biondi. «Le famiglie non dovranno sborsare nulla – precisa –. Il decreto prevede che, con l’introduzione dei libri digitali, le scuole riducano il tetto di spesa del 20%, in caso di adozione di testi in forma mista, cioè con anche una parte cartacea. Il taglio dei costi arriverà al 30% se l’intera dotazione libraria sarà composta esclusivamente da testi in versione digitale. Con i soldi risparmiati sull’acquisto dei libri, le scuole compreranno i tablet da dare ai ragazzi».Il ministero, infine, ha anche previsto una fase di formazione dei docenti all’utilizzo delle tavolette digitali. L’obiettivo è formare 250mila insegnanti, circa un terzo del totale, prima del 2014, quando i libri digitali entreranno in tutte le scuole italiane.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: