venerdì 6 luglio 2018
Mignone rappresentante dell'Acnur a Tripoli: la guardia costiera libica da sola non ce la fa. Servono gli interventi delle navi delle Ong
Acnur: situazione centri in Libia rischia di diventare esplosiva

I centri di detenzione libici per i migranti "sono già sovraffollati, l'aumento degli sbarchi peggiora la situazione che rischia di diventare esplosiva". Lo ha sottolineato il rappresentante dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati in Libia Roberto Mignone, interpellato sulle prese di posizione del ministro dell'Interno Matteo Salvini, favorevole a un incremento delle responsabilità nei salvataggi da parte della Guardia costiera libica. Sulla situazione della sicurezza nel Paese tuttavia, "serve una risposta della comunità internazionale - sostiene il rappresentante dell'Acnur per il Sud Europa, Felipe Camargo - e non può essere fatta solo dall'Italia". Inoltre rispetto alla capacità di salvataggio delle autorità libiche Mignone ha sottolineato che "è difficile pensare che la Guardia costiera libica possa gestire da sola il flusso dei migranti. Ha aumentato la sua volontà di riportare indietro i migranti, ma è troppo presto per poter esprimere un giudizio. Per questo è importante che siano presenti anche le barche delle Ong". Come Acnur "crediamo che più attori ci sono per salvare persone in mare, meglio è. Le Ong giocano un ruolo fondamentale per salvare le vite, se ci sono meno attori ci saranno più naufragi e più morti".

L'Europa ha offerto 4mila posti per accogliere rifugiati provenienti dal Niger nel 2018, ma a oggi, nei primi sei mesi dell'anno, ne ha accolti appena 200: lo denuncia Roberto Mignone, rappresentante di Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati a Tripoli, in Libia. "L'aumento del numero delle persone che viene riportato in Libia aggraverà il sovraffollamento che c'è nei centri di detenzione del Paese" risponde il responsabile a una domanda sulla stretta sui migranti annunciata dal governo italiano. "Come Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati possiamo incrementare la capacità di evacuarne in Niger o altrove - aggiunge Mignone - ma i Paesi europei devono accelerare questo processo di prenderli".

Secondo Mignone, negli ultimi mesi l'Alto commissariato ha trasferito dalla Libia in Niger circa 1500 richiedenti asilo. Nel Paese del Sahel ne rimarrebbero a oggi 1.300 e, dunque, a fronte di una capacità di accoglienza di 1.500 unità, qualsiasi nuovo trasferimento verso Adagez e Niamey sarebbe impossibile. Inoltre, un centro per il trasferimento in sicurezza di richiedenti asilo sarà inaugurato a Tripoli tra due o tre settimane, ha confermato il rappresentante in Libia dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Acnur). Secondo il responsabile, la struttura sarà denominata Gathering and Departure Facility, avrà una capacità di accogliere fino a mille persone e sarà gestita in collaborazione con il ministero dell'Interno di Tripoli. "Vi porteremo - anticipa Mignone - le persone più vulnerabili tra quelle riportate a riva dalla Guardia costiera libica, in modo che non finiscano nei centri di detenzione, sovraffollati e inadatti per le interviste necessarie ad appurare l'esistenza dei requisiti per ottenere protezione internazionale". Da Tripoli i migranti potrebbero essere trasferiti in Niger e in seguito, una volta accolta la loro domanda, distribuiti in Paesi terzi disposti ad accoglierli.

Da novembre Acnur ha trasferito dalla Libia 1858 richiedenti asilo. Di queste persone 1536 sono giunte in Niger, 312 in Italia e dieci in Romania. A oggi 11 Paesi si sono impegnati ad accogliere 3.781 richiedenti asilo in arrivo dalla Libia e dal Niger: tra questi figurano Italia, Malta, Olanda, Norvegia, Svezia, Spagna, Finlandia, Francia, Germania e Canada.

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