venerdì 5 luglio 2013
ll capo del governo riunisce per due ore i capigruppo e prova a blindare la maggioranza. Quattro priorità in agenda per i prossimi 18 mesi. A settembre il passaggio chiave della legge di stabilità con le misure per rilanciare l’economia. Poi le riforme istituzionali e la preparazione della presidenza italiana nella Ue nel 2014.
L'INTERVISTA Casero: «Pronti a tagliare le tasse nella busta paga» (Arturo Celletti e Marco Iasevoli)
L'ACCELERAZIONE «Via le Province». Il governo tira dritto (Vincenzo R. Spagnolo)
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Un governo più coeso che lavorerà nei prossimi 18 mesi per rilanciare l’economia e riformare le istituzioni. Dopo il vertice di ieri mattina con i capigruppo della maggioranza, Enrico Letta si mostra ottimista e riferisce di una riunione «molto positiva» dalla quale scaturisce un «buon rilancio dell’azione» dell’esecutivo. Sulle misure concrete la giornata di ieri ha riportato però alla luce le tensioni, tra i partiti e nel governo, su dossier essenziali come il taglio/abolizione dell’Imu (di «difficile» attuazione per lo stesso Letta) e l’accelerazione del pagamento dei debiti pubblici alle imprese.Con un autunno caldo alle viste, specie sul fronte economico, il capo del governo cerca di blindare la difficile alleanza e preoccupato dalla ripetute fibrillazioni delle ultime settimane e chiama tutti ad andare «avanti insieme». Le due ore di vertice sono servite a tracciare la road map da percorrere entro la fine del 2014 e a promettere una maggiore collegalità nelle decisioni, garantita da riunioni più frequenti e regolari della "cabina di regia" anche con il contributo dei capigruppo delle commissioni parlamentari. Prima della pausa estiva ci sono infatti sette decreti legge da convertire ed è evidente che senza collegialità si rischia la paralisi. Alla fine tanto Scelta Civica (dopo la minaccia di ritiro dell’appoggio dei giorni scorsi) che Pdl si sono detti soddisfatti e Letta ha ringraziato per il «clima costruttivo».Clima che fuori dall’incontro di palazzo Chigi appare un po’ meno sereno. In mattinata Letta si era presentato al vertice annunciando per l’autunno un’accelerazione del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese trovando (ne riferiamo nell’articolo sotto) il pieno sostegno del Pdl e del vicepremier Angelino Alfano, ma anche le riserve "tecniche" del ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato. Per non parlare della grana dell’Imu. Su questo è stato lo stesso presidente del Consiglio a sottolineare che trovare le coperture tagliare l’imposta sulla prima casa (e parallelamente non aumentare l’Iva) non sarà una passeggiata. Si tratta delle «cose più complicate perché avvengono con il bilancio 2013 che è ancora rigido e non gode della flessibilità» assicurata dalla Ue per il 2014, e «la copertura va tutta trovata dentro il bilancio e ciò non è semplice», ha spiegato. Nel pomeriggio poi il governo ha dovuto incassare l’invito del Fondo Monetario a mantenere in vita l’Imu prima casa. «Certamente terremo conto dell’opinione dell’Fmi», ha risposto il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni aggiungendo che «l’obiettivo è trovare il consenso nella maggioranza». Consenso che allo stato ancora non c’è come dimostra anche il tenore degli altolà lanciati ieri sera dai maggiori esponenti del Pdl – schierato per l’abolizione totale dell’imposta – all’indirizzo dell’«intollerabile interferenza» del Fondo monetario. Il nodo Imu sarà comunque al centro del prossimo appuntamento della "cabina di regia", il 18 luglio. Altro passaggio chiave dopo l’estate quando il governo, secondo l’agenda dettata da Letta, dovrà approntare una legge di stabilità «centrata sullo sviluppo, il rilancio economico e sulla capacità di ridurre le tasse, in particolare sul lavoro». Sarà il momento nel quale il governo potrà approfittare della maggiore flessibilità concesso dalla Ue sul deficit ma anche quello in cui tutti i nodi del fisco verranno al pettine.Gli altri due capitoli citati dal presidente del Consiglio riguardano la preparazione del semestre italiano di presidenza della Ue («un programma per il rilancio dell’Europa», ha detto) e infine il «completamento della riforma della politica».​
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