giovedì 22 dicembre 2022
Il ministro leghista vuole il testo in Cdm entro l’anno. Opposizioni in trincea, ieri al Pantheon sit-in della “Rete dei numeri pari”: contro l’introduzione dei Lep in manovra
Roberto Calderoli, ministro per gli affari regionali

Roberto Calderoli, ministro per gli affari regionali - Fotogramma

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Roberto Calderoli prosegue il suo personale tour de force nel tentativo di portare a casa l’autonomia differenziata entro l’anno, ma assieme al pressing della maggioranza cresce anche la resistenza della società civile e il fronte del «no» alla diversificazione dei diritti continua ad allargare il proprio consenso.

A poche ore dall’annuncio dell’arrivo in Cdm di un testo per la riforma prima della fine dell’anno, il ministro per gli Affari regionali continua le interlocuzioni. Ieri nel suo dicastero «il lavoro della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Unificata è proseguito all'insegna del pragmatismo e della collaborazione – come ha tenuto a far sapere lui stesso –. Tutti i partecipanti al tavolo, da quelli del governo a tutte le istituzioni presenti, hanno dimostrato nei fatti di aver accolto il mio appello a considerare questi appuntamenti come un'occasione per un dialogo leale e costruttivo – ha poi rivendicato – ma soprattutto lontano dai toni dell'agone politico».

Il vertice ha già portato ad alcuni risultati, come la «lavorazione di ben 36 provvedimenti complessivi nell'arco di circa mezz'ora. La prova provata – ha continuato Calderoli – che sono stati rispettati anche i quattro principi di rapidità, semplicità, efficienza ed efficacia prefissati fin dalla prima riunione». Un impegno, quello del ministro, che è destinato a crescere di intensità, perché la Lega ha la necessita di piantare una propria bandierina tra i risultati ottenuti dal governo e l’autonomia, riforma identitaria per il Carroccio, è l’occasione giusta per farlo.

Non sarà facile, però, vista anche la reazione delle opposizioni. Per il Pd, se la bozza resta quella attuale, il provvedimento continua a essere inaccettabile, come ribadito anche dal candidato dem alla Regione Lazio, Alessio D’Amato. Uno che conosce bene la materia essendo stato assessore alla Salute nel periodo più nero per il nostro sistema sanitario, quello della pandemia. Ma ancor più categorici sono stati i 5 stelle: «Nonostante i fumosi richiami all'unità nazionale, con l'articolo 143 della legge di bilancio in tema di autonomia, il governo avoca a sé ogni decisione ed esautora di fatto la discussione parlamentare», ha commentato la senatrice Vincenza Aloisio dopo aver presentato ieri un’interrogazione parlamentare sul tema.

Come detto, però, mentre il titolare agli Affari regionali continua a tessere la sua tela, anche il mondo dell’associazionismo organizza la propria resistenza e sempre ieri al Pantheon, è andata in scena la mobilitazione promossa dalla Rete dei numeri pari e dal tavolo No autonomia differenziata, espressione della campagna “Non per noi ma per tutti e tutte”.

Un presidio a tutela della Costituzione, secondo i promotori, contro quello che viene definito un progetto eversivo, la bozza Calderoli, e per la cancellazione dell’articolo 143 della legge di bilancio: «La gestione unica del Servizio sanitario nazionale è un bene per l’interesse generale – ha spiegato il coordinatore nazionale della Rete dei numeri pari, Giuseppe De Marzo –. Per questo vogliamo costruire la più ampia alleanza possibile per combattere questa battaglia, una battaglia per la democrazia che non possiamo perdere. Questa legge di bilancio è classista e costituisce un tentativo di criminalizzare la povertà». Per Marina Boscaino, portavoce del Tavolo No autonomia differenziata, il progetto del governo si propone di «diversificare i diritti a seconda del territorio di residenza» e quindi in sostanza «mina l’unità della Repubblica perseguendo l’obiettivo di un Paese con sistemi sanitari a marce diverse».

Alla mobilitazione hanno preso parte numerose realtà della galassia di “Non per noi ma per tutte e tutti”, da Salviamo la Costituzione all’Associazione beni comuni “Stefano Rodotà”, dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua a quello per il diritto alla salute. Presente anche l’Anpi e diverse rappresentanze sindacali, come la Cgil, la Uil, l’Usb e i Cobas. Tra i politici, oltre a Luigi De Magistris, anche il leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni: «Sinistra italiana è profondamente contraria a questo progetto “spacca Italia”, che allarga le disuguaglianze, ovvero il male più profondo della nostra società. È uno degli aspetti più pericolosi di questa stagione politica. Invece che ricucire gli strappi si pensa a proporre ricette per peggiorarli».

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