Lecce. Sedicenne uccisa, il Csm chiede verifiche sulla Procura dei minori


Redazione Interni giovedì 14 settembre 2017
Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando ha avviato accertamenti preliminari. Sul tavolo, le denunce della mamma di Noemi contro il fidanzato 17enne che ha confessato l'omicidio.
Il luogo in cui è stato ritrovato il corpo della povera Noemi (Lapresse)

Il luogo in cui è stato ritrovato il corpo della povera Noemi (Lapresse)

Non cade nel vuoto l'accusa della madre della sedicenne uccisa dal fidanzato nel Leccese. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha avviato tramite l'ispettorato accertamenti preliminari sulla Procura per i minorenni di Lecce per le denunce che la madre avrebbe fatto nei giorni scorsi contro il fidanzato, reo-confesso- della figlia.

Intanto dalla Procura di Lecce, secondo il procuratore capo che ha svolto l'interrogatorio, il 17enne omicida non "ha evidenziato alcun disagio psichico". "Il giovane era lucido e chiaro nella ricostruzione dei fatti, non ha avuto crisi di pianto o momenti di sconforto" ha detto il procuratore capo del Tribunale dei minori di Lecce, Maria Cristina Rizzo, al termine del lungo interrogatorio mercoledì sera del 17enne reo-confesso e accusato di aver ucciso la fidanzata Noemi Durini, la 16enne scomparsa il 3 settembre e ritrovata nelle campagne vicino a Castrignano del Capo, in provincia di Lecce. "Dal punto di vista emotivo e di ricostruzione dei fati - ha aggiunto Rizzo - non evidenziava disagio di tipo psichico".

Il giovane ha fornito un'ennesima versione di quanto accaduto all'alba del 3 settembre. Nel corso dell'interrogatorio in caserma, ha parlato di un piano, ordito insieme alla fidanzata, per uccidere i genitori di lui, che si opponevano alla loro relazione, peraltro come gli stessi genitori della ragazza.

All'uscita dalla caserma urla, insulti e fischi sono stati rivolti al 17enne che, felpa col cappuccio calato sulla testa e scortato dai militari ha rivolto alla folla linguacce, scatenando la rabbia dei presenti e rischiando il linciaggio, prontamente fermato dai carabinieri.

Poco dopo avere appreso di essere indagato, il fidanzato 17enne di Noemi Durini ha confessato l'omicidio e indicato il luogo dove ha sepolto la 16enne scomparsa il 3 settembre. I genitori dell'adolescente uccisa sono stati colti da un malore nel momento in cui le autorità hanno dovuto informarli dei terribili sviluppi.

Il 17enne risulta indagato insieme al padre. Ma quale ruolo avrebbe avuto quest'ultimo è ancora da chiarire. Il corpo di Noemi è stato rinvenuto dai carabinieri della Stazione di Specchia nel comune di Castrignano del Capo, in località San Giuseppe, in una campagna adiacente alla strada provinciale per Santa Maria di Leuca, parzialmente nascosto sotto alcuni massi.

I carabinieri hanno individuato e sequestrato l'auto su cui la ragazzina (le cui foto tratte dal profilo Facebook erano state fatte circolare nella speranza d ottenerne il ritrovamento) è stata vista l'ultima volta. Si tratta di una Fiat 500 di proprietà del papà del fidanzato. Il ragazzo avrebbe utilizzato l'utilitaria proprio la mattina in cui la giovane è sparita.

Interrogato più volte dai carabinieri il 17enne aveva ripetuto sempre la stessa versione, ovvero di avere incontrato la fidanzata all'alba del 3 settembre e di averla lasciata nei pressi del campo sportivo di Specchia, a poca distanza dalla sua abitazione. Gli investigatori si sono concentrati sulla ricostruzione di tale versione, analizzando i tabulati telefonici di diverse persone, al fine di ricostruire i loro movimenti in quella domenica mattina.

A quanto hanno ricostruito le indagini, analizzando anche i social network, il rapporto trai due ragazzi ultimamente era complicato. L'ultimo post pubblicato da Noemi su Facebook è del 23 agosto. La ragazza aveva postato una foto di una giovane con il viso pieno di lividi e la mano di un uomo che le chiude la bocca, accompagnata da queste parole: "Non è amore se ti fa male. non è amore se ti controlla. non è amore se ti fa paura di essere quello che sei. non è amore, se ti picchia. non è amore se ti umilia", seguito da altre frasi che oggi suonano come un'atto d'accusa rivolto a chi l'ha uccisa.

Noemi in una immagine da Facebook

Noemi in una immagine da Facebook


Qualche settimana fa il 17enne era stato denunciato alla Procura per i minorenni dalla mamma di Noemi, Imma Rizzo, a causa del suo carattere violento. La donna, che temeva per la sorte della figlia che da un anno frequentava il giovane, chiedeva ai magistrati di intervenire per far cessare il comportamento violento del ragazzo e per allontanarlo dalla figlia. Ne erano nati due procedimenti: uno penale per violenza privata, l'altro, civile, per verificare il contesto familiare in cui vive il giovane e se fossero in atto azioni o provvedimenti per porre fine alla sua indole violenta. Procedimenti - a quanto è dato sapere - che non hanno portato ad alcun provvedimento cautelare, come il divieto di avvicinarsi alla sedicenne.

Il vescovo: la comunità si stringa ai familiari

“È una tragedia che ha colpito tutti quanti: la famiglia, la comunità di Specchia e ovviamente tutto il territorio della comunità di Leuca. Certamente siamo di fronte a un fatto che vede ancora una volta la donna nella sua fragilità e l’uomo che commette un atto efferato, senza un motivo, almeno per noi”. Così monsignor Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, commenta con il Sir la notizia del ritrovamento, a Castrignano del Capo (Lecce), del corpo di Noemi in seguito alla confessione del fidanzato, che l’ha uccisa.

Monsignor Angiuli, nel suo invito alla preghiera e alla vicinanza umana verso la famiglia, s’interroga sui perché di questa vicenda: “Trovare una risposta giusta a questo gesto è difficile. Si tratta di adolescenti, di ragazzi che ancora non hanno sviluppato appieno la loro personalità, i loro desideri, i loro progetti, i loro sogni. Certamente c’è anche una storia precedente che in qualche modo ha toccato la vicenda dei due ragazzi. Quello che mi pare evidente, anche dalle parole lasciate su Facebook dalla ragazza, è che c’era da parte sua un desiderio di amore vero, di amore puro, che fosse fatto d’incontro e dialogo. Sono parole che invitano a un rapporto sincero”. Il vescovo si stringe intorno al dolore della famiglia: “La famiglia della ragazza in questi giorni voleva incontrarmi e adesso ho invitato tutta la comunità alla preghiera e alla vicinanza fraterna, soprattutto ora che all’improvviso si è abbattuta, in questo nucleo familiare, una tragedia immane”.

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