giovedì 8 settembre 2016
Il giorno e la notte. In Calabria è drammaticamente facile passare dalla luce della speranza al buio della violenza. Bastano poche ore. Per due giorni, col direttore Marco Tarquinio, ho incontrato le belle storie di impegno, libertà, legalità, responsabilità.  A partire dall’accordo tra Avvenire e il settimanale diocesano L’Avvenire di Calabria (ne abbiamo scritto ieri), che ci impegna ancor di più a denunciare il malaffare ma anche a valorizzare il tanto buono di questa terra. Ben rappresentato proprio in occasione della presentazione dell’accordo, dal procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho e dal sostituto Roberto di Palma. E poi i volontari del Coordinamento diocesano sbarchi, bellissimo esempio di accoglienza dei migranti, quelli dell’associazione Papa Giovanni XXIII impegnati sul fronte della tratta. La Caritas, gli scout del Masci, il movimento Reggio non tace, Libera. Una rete di positività. Il nostro tour del bene ha poi fatto sosta nell’ex orfanotrofio provinciale che ospita 150 splendidi quadri d’autore confiscati a Gioacchino Campolo il “re dei videopoker” condannato per collusione con la ’ndrangheta. Tornati bene comune. Come la villa confiscata a un boss e assegnata all’associazione Attendiamoci, fondata da don Valerio Chiovaro, responsabile della pastorale universitaria e che qui, e in altri beni confiscati al Nord, opera con impegno e creatività coi giovani. Poi un salto nella Piana di Gioia Tauro per incontrare i soci della cooperativa Valle del Marro e il loro “papà” don Pino Demasi. Un’altra storia di uso positivo dei bei strappati alle mafie, e che danno lavoro pulito. Con loro il collega Michele Albanese che per il suo lavoro di verità vive da due anni sotto scorta. Assieme abbiamo poi visitato il grande “palazzo Versace”, tolto alla cosca, assegnato alla parrocchia di don Pino e che ora ospita il centro di aggregazione giovanile, l’ambulatorio di Emergency per migranti e un ostello. Belle storie di concreto riscatto. Fari di luce di speranza. Poi a sera, mentre attorno a un tavolo ci regaliamo una birra con gli uomini della scorta di Michele, il buio si fa risentire. Un messaggio sul cellulare. Tentato omicidio a Rizziconi. Corriamo all’ospedale. Davanti al pronto soccorso un lenzuolo copre le tracce di sangue. Il giovane e bravissimo maggiore dei carabinieri ha la faccia preoccupata. Il ferito è Giovanni Romeo. «Un morto che cammina, ma non lo vuole capire», dice l’ufficiale. Infatti era già sfuggito a un agguato il 23 novembre 2015. Questa volta lo hanno inseguito per un chilometro. A volerne la morte è quasi sicuramente la cosca Crea, la stessa che minaccia Michele e che obbliga a stare sotto scorta l’imprenditore Nino De Masi e l’ex sindaco Nino Bartuccio che li hanno denunciati. Ancora una volta giorno e notte. Che non smetteremo di raccontare.
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