mercoledì 12 aprile 2023
Vertice a Roma tra il ministro Pichetto Fratin e la Provincia autonoma per un piano di trasferimenti degli esemplari problematici.
Gli uomini della Forestale nei boschi attorno a Caldes, dove il giovane Andrea Papi è stato aggredito e ucciso da un orso lo scorso 5 aprile

Gli uomini della Forestale nei boschi attorno a Caldes, dove il giovane Andrea Papi è stato aggredito e ucciso da un orso lo scorso 5 aprile - ANSA

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Sull’albo dell’antico municipio, cuore di un piccolo paese mai così unito, spicca l’ordinanza di lutto cittadino in tutta la valle di Sole per i funerali di Andrea Papi, oggi alle 15. Poco distante, si legge anche il mandato di cattura e abbattimento per l’orso che lo ha ucciso a graffi e zampate e che potrebbe ancora farsi pericoloso. Il dolore per una tragedia temuta ma mai realizzatasi finora – negli ultimi cent’anni non si registrano aggressioni mortali in Italia –, si mescola ora a Caldes con la rabbia per le segnalazioni sottovalutate negli ultimi mesi e la paura per il prossimo futuro nei dintorni del paese, più ancora che per il destino di un progetto – il Life Ursus, finanziato dall’Unione Europea a fine anni Novanta – che ora si vuole ridimensionare. «Se gli orsi tornano dobbiamo chiuderci in casa per sempre?», dice un’anziana all’uscita dalla Famiglia Cooperativa, aggiungendo un altro punto di domanda ai tanti suscitati in questi sette giorni dall’aggressione mortale.

L’identikit. Il primo punto interrogativo ancora aperto è sull’orso che ha ucciso. Prima di organizzare un piano di cattura, si attende di poterlo individuare. Nel caso di un esemplare già noto, è più facile prevederne gli spostamenti. Un aiuto determinante dovrebbe venire dall’esame dei peli, del sangue e degli altri resti ritrovati nel bosco dell’aggressione alle pendici del monte Peller, affidato agli esperti della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige: potrebbe essere questioni di giorni, ma anche di qualche settimana. Il fattore tempo però inquieta: non si vuole aspettare troppo perché anche l’altra mattina una signora ha segnalato l’arrivo di un orso nel suo giardino a Saone, nelle vicine Giudicarie. La paura di nuove aggressioni e di possibili tragedie come quella di Andrea è palpabile e la stagione turistica si avvicina.

La cattura. Non sarà in ogni caso semplice catturare quest’orso e altri tre esemplari ritenuti “problematici” per i quali la Provincia autonoma di Trento ha disposto l’abbattimento, sollevando le proteste delle sigle animaliste che minacciano ricorsi legali e proteste di piazza. Basti dire che sono passati già venti giorni dall’emissione del mandato di cattura per l’orsa MJ5 ritenuta responsabile dell’aggressione di un escursionista, Alessandro Ciccolini, il 5 marzo scorso. Una delle difficoltà principali sta nel fatto che attualmente non sono radiocollarati gli oltre cento orsi che girano nei boschi trentini (a parte due che hanno il dispositivo, con batterie scaricatesi nel tempo). Non è possibile quindi monitorare i loro spostamenti, ma solo riferirsi alle tracce lasciate sul territorio; impresa non facile visto che nel caso di Caldes sono una ventina gli orsi che girano nei boschi del Peller, secondo le stime del Servizio Foreste provinciale, in un’area di circa 5 chilometri quadrati.

Gli uomini in campo. Vista la facilità di movimento dei plantigradi, che in una sola notte macinano chilometri su chilometri, la cosiddetta “area di crisi” è molto vasta; i forestali si sono fatti esperienza nell’utilizzo delle “trappole a tubo” – sorta di gabbie cilindriche in cui gli animali entrano attirati da un’esca – che sono però in numero limitato e vanno collocate in zone strategiche. Anche sulla disponibilità di personale in Trentino si è discusso in questi giorni, in quanto appare insufficiente rispetto all’attuale dimensione del progetto di reintroduzione, assunto in proprio dalla Provincia. Figurarsi per organizzare la “caccia” promessa in questi giorni.

Le intese Trento – Roma. Altra problematica evidenziata in questi anni è stata l’altalenante collaborazione con l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), l’ente governativo che deve esprimere un parere su eventuali prelievi di animali. Proprio ieri, i vertici della Provincia autonoma hanno avuto a Roma un incontro con il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, trovando sintonia sulle misure contro gli orsi problematici. Si è parlato anche della possibilità di dotare gli operatori di spray antiaggressione, perché «non si ravvisano criticità dal punto di vista ambientale»: un altro strumento sul quale in questi anni ci sono state molte promesse e altrettante polemiche.

Il progetto nel futuro. Il governatore Maurizio Fugatti e il ministro Pichetto concordano sull’esigenza di «intervenire sulle criticità manifestate dal progetto Life Ursus», puntando a ridurre il numero degli orsi. « Non tocca a me dire come», aveva sbottato Fugatti nell’annunciare i mandati di cattura. Ieri si è parlato dell’ipotesi di «trasferimenti di massa» in altre zone col mantenimento in Trentino di soggetti compatibili con il territorio, mentre in una nota il Parco Adamello Brenta, la realtà che ha gestito il progetto nei primi anni assieme alla Provincia, invita a proseguire la ricerca scientifica per arrivare a raggiungere l’obiettivo di un equilibrio ambientale che veda la presenza degli orsi in zone più antropizzate del passato, dove oggi l’uomo può venire a trovarsi in grave pericolo.

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