mercoledì 9 aprile 2014
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«Utenti attivi», «matu­rità del mercato», «opportunità di ac­cesso e di utilizzo a questa forma di in­trattenimento ». A una prima lettura il rapporto presentato ieri dall’Osservatorio sul gioco on­line del Politecnico di Milano (proprio così il concetto di «azzardo» non esiste…), sembra accostare le parole l’una all’altra come nume­ri sul pallottoliere. Invece no. Ogni termine, o­gni argomento, viene volutamente rappresen­tato con toni rassicuranti. Senza il minimo ri­ferimento, ovvio, ai malati d’azzardo. E non sa­rebbe stata una cattiva idea, visto che l’Osser­vatorio è promosso da enti pubblici e non da imprese dell’azzardo. Così gli scommettitori di­ventano «utenti attivi». La saturazione del com­parto, con giocatori al massimo storico, viene elevata a «maturità del mercato». Non basta. I professionisti della lingua ambivalente si mo­strano insuperabili quando, dovendo usare ter­mini di paragone, arrivano ad accostare l’im­produttiva tossicità dell’azzardo ad attività spor­tive e artistiche di valore sociale e culturale. «Il Gioco Online si contrae del 3% così come i bot­teghini di Calcio e Teatro, che subiscono un ca­lo rispettivamente del 9% e del 6%, mentre ri­mane sostanzialmente stabile il botteghino del Cinema (+1%)». Come se incollare gli occhi a una slot sia edificante quanto assistere a una piéce o un capolavoro di Sorrentino. Già, pro­prio una suadente ma mediocre antilingua.
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