lunedì 10 aprile 2017
Il rapporto tratteggia un divario nord-sud aumentato in termini di longevità e buone cure. Preoccupa il consumo di alcol e il fumo tra giovani e donne. Lorenzin: prevenzione pe più servizi per anziani
Un momento della conferenza stampa di presentazione del rapporto Osservasalute al Gemelli

Un momento della conferenza stampa di presentazione del rapporto Osservasalute al Gemelli

La scorsa è ancora dura. Nonostante cattivi stili di vita, la sedentarietà, il consumo eccessivo di alcol e il fumo che assume dati preoccupanti nelle donne e nei giovanissimi, gli italiani continuano a non perdere troppo terreno quanto a longevità: 80 per gli uomini e 84 per le donne. Tuttavia nascere al Sud può significare vivere mediamente tre anni in meno di chi vive al Nord, un divario che permane anche nella mortalità sotto i 70 anni dove il più "centenario" Mezzogiorno dal 2013 inizia a perdere parecchio terreno. Se dunque l’aspettativa di vita resiste, ma a fatica, è la salute degli italiani che inizia ad essere a rischio, complice l’invecchiamento della popolazione, con i malati cronici saliti nel nostro Paese al 40%, cioè 23 milioni di persone, il 23% dei quali vive la co-morbosità (+2% rispetto al 2011). Un trend che ha effetti pesanti sul Sistema sanitario nazionale, a rischio sostenibilità.

Le dinamiche. Il XIV rapporto Osservasalute 2016, curato dall’osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane dell’università Cattolica di Roma presentato oggi pomeriggio al Policlinico Gemelli, continua a raccontare di un’Italia in chiaro-scuro, o meglio di tante Italie con livelli di assistenza non uniformi e un grande neo nazionale: la prevenzione. Se, infatti, ad esempio gli screening oncologici raggiungono la quasi totalità della popolazione in Lombardia, non si arriva al 30% in alcuni territori del Sud come la Calabria. Ma più che di un problema di risorse disponibili, la questione della governance è centrale, visto che molte regioni del Nord hanno migliorato le performance senza aumentare la spesa. A crescere, invece, è la spesa privata per le cure nel Mezzogiorno, con oscillazioni dal +1,7% della Campania al +3,5% della Basilicata.

L'analisi. «Oggi ci sono due Italie per la qualità dell'assistenza sanitaria: una è al top nel mondo e l'altra è in crisi - spiega il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, durante la presentazione del report - ma riportare l'Italia in crisi a livelli più alti è fattibile a patto di lavorare sulla prevenzione e la programmazione». Ad oggi infatti il sistema sanitario nazionale «non è lo stesso in tutta Italia e in una prospettiva non lontana potrebbe essere messa a rischio la sua tenuta se non si interviene in tempo», è l’ammissione del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Walter Ricciardi, con il conseguente rischio di «non riuscire a gestire al meglio tutti i pazienti».

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