domenica 2 aprile 2017
Altro che disimpegnati e “bamboccioni”: le storie di volontariato internazionale svelano la realtà di una generazione di ragazzi straordinari. Achini: «Sono loro l’energia rinnovabile del Paese»
Csi per il mondo con il volontariato internazionale

Disagi, povertà, un mondo di fatica. Spesso senza acqua potabile e dormendo per terra. Qualcuno di loro ha chiesto ai genitori un viaggio così come regalo di maturità. Gli altri fanno la fila per conquistarlo. Sarebbero questi i “bamboccioni” d’Italia? La gioventù bruciata senza ideali e senza entusiasmi che ci spacciano come la normalità dei nostri tempi? Difficile da credere. Obbligatorio pensare che comunque esiste altro. Un progetto ad esempio, un impegno fatto di giovani che si mettono in gioco. Roba seria, volontariato duro, da campo. In tutti i sensi. E con qualcosa in più.

Si chiama “Csi per il Mondo”, un’idea esplosa nel 2016 dopo 4 anni di rodaggio, che ha l’ambizione di diffondere lo sport e i suoi valori ai giovani, ma soprattutto di scoprirli, per crescere insieme alle persone che si va ad aiutare. Un pallone portato nelle periferie del mondo, seguendo l’invito di Papa Francesco: questo è lo scopo, ma molto più profonda è l’operazione. Per coltivarla, i ragazzi del Centro Sportivo Italiano hanno già programmato le missioni della prossima estate: Camerun, Haiti, Albania e Congo, (alcune delle quali già realizzate nel 2016 insieme a Kenya, Sudafrica e Brasile). «Finora sono stati 162 i nostri volontari che hanno provato questa esperienza», spiega Massimo Achini, presidente del Csi Milano e sin dall’inizio ispiratore e anima entusiasta del progetto. «Si preparano, partono, condividono. Ma soprattutto vivono. La loro è un’azione di servizio civile che si apre allo sport decuplicandone le potenzialità educative. Non andiamo solo a far giocare i bambini, e non portiamo solo sorrisi e palloni: siamo piuttosto acceleratori dei processi di assistenza, generiamo empatia delle comunità con i giovani in quei Paesi».

Più che cosa fanno dunque, è bello capire chi sono. Per scoprire il valore di una generazione che immaginiamo che esista, ma che non vediamo spesso, nascosta sotto la crosta spessa di loro coetanei lobotomizzati dai “social”, dai telefoni cellulari e dal vuoto pneumatico di esistenze annoiate.

«Questo progetto - spiega Vittorio Bosio, presidente nazionale Csi - si inquadra perfettamente nella nostra missione di diffondere ovunque la cultura dello sport. Ma la valenza principale dell’iniziativa è il doppio binario sulla quale viaggia. I nostri giovani esportano solidarietà e riportano a casa del bene: quando tornano sono trasformati, più ricchi. E in grado di trasmettere questo patrimonio ai loro coetanei».


Giulia Stefanelli ha 22 anni, si è da poco laureata in Scienza dell’Educazione, gioca a calcio femminile in Serie D a Bellinzago: con “Csi per il Mondo” è già stata tre volte ad Haiti e una in Brasile, l’anno scorso, durante le Olimpiadi: «Nella favela di Citade de Deus a Rio de Janeiro - racconta - abbiamo incontrato bambini dall’esistenza disperata, tra violenza, miseria e degrado. Ma farli giocare e vederli sorridere mi ha costretto a guardarmi dentro, a capire che le luci e le ombre delle loro esistenze sono le stesse che ho anch’io nel cuore. E che la vita, quella vera, occorre incontrarla per capirla».

Lo scorso settembre, Giulia ha parlato a Bruxelles davanti alla Commisione Cultura dell’Unione Europea, dove il Csi su iniziativa dell’onorevole Silvia Costa era stato invitato per spiegare il progetto: «Abbiamo chiesto ai politici di credere in questa iniziativa, alla potenzialità dello sport che può aiutare popoli in difficoltà e al “ritorno” di valori e di esperienze che significa per noi che lo diffondiamo...». Il sostegno morale della Ue è stato unanime, ma servirebbe anche altro. L’iniziativa infatti è autofinanziata, e i ragazzi si pagano da soli viaggio, vitto e alloggio ovunque vanno. Ma i container per trasportare il materiale sportivo costano. «Non servono milioni - spiega Achini - ma attenzione e volontà. Il Coni ad esempio ha sostenuto i costi dell’operazione Brasile 2016, ci ha aiutato molto. Il mio appello per permetterci di continuare ora va a tutto il sistema sportivo italiano, dai club professionistici alle aziende private: un sostegno sarebbe utile, altrimenti cosa gli racconto a questi ragazzi? Bello poi sarebbe che, come hanno fatto Zorzi ad Haiti e la Bianchedi a Rio, ogni volta venga con noi un grande atleta a vivere queste esperienze: l’impatto promozionale in questi casi è davvero forte».


È possibile che si trasformi presto in una Onlus o in una Fondazione, ma con o senza aiuti, “Csi per il mondo” non si ferma. Troppo entusiasmante la partecipazione, troppo belli i volti di questi ragazzi che si stanno impegnando nei corsi di formazione per diventare volontari internazionali coordinati da Valentina Piazza, la veterana dell’associazione che li accoglie con questo invito: «Il sogno che noi abbiamo realizzato vorremmo fosse il sogno di ognuno di voi».

Sogni, certo, ma impegno vero per gente vera. «Li seleziono più in base alle domande che pongono che per le risposte che danno», spiega Lucia Todaro, la psicopedagogista del gruppo. «Hanno tutti una carica motivazionale molto alta. Non sono certo ragazzi infelici, tutt’altro. Hanno bisogni diversi tra loro, ma tutti sono alla ricerca di un modo di migliorarsi e realizzarsi attraverso proposte interessanti, capaci di mettere insieme cervello e cuore».

Proposta come quelle che ha accettato Giulia Crippa: sta concludendo le Magistrali, gioca a basket e allena. Dopo il Camerun, quest’anno vuole provare a dare una mano in Congo o ad Haiti: «È stata l’esperienza più forte della mia vita - dice - che ti trasmette uno spirito che resta anche dopo, quando torni a casa. Attaccare un canestro a un albero perchè non esiste un campo, arrangiarsi, regalare tempo ed energie a chi non ha nulla vivendo con loro in mezzo al fango durante l’estate anzichè andare in vacanza. Ci vuole entusiasmo e senso di gratitudine, perchè restituire qualcosa quando hai avuto tanto dalla vita è splendido».
È questo il manifesto di gente insospettabile, folgorata da scelte di impegno sociale importanti, a riprova, come sostiene Achini, che c’è in atto un forte cambiamento culturale dei giovani. «Sono ragazzi tutt’altro che mediocri, e che rappresentano l’energia rinnovabile del Paese. Perchè chiedono di utilizzare il loro tempo libero aiutando gli altri a migliaia di chilometri di distanza da casa, tra disagi, rischi e scarafaggi? Perchè riscoprono valori che non pensavano esistessero. Perchè intuiscono che verità, anche se scomoda e difficile, fa rima con semplicità. E semplicità vuol dire serenità».

Forse è questo il punto: l’offerta. Se proponi mediocrità, ottieni mediocrità. Se proponi sfide alte invece ottieni risposte meravigliose. «Altro che bamboccioni - conclude Achini - esiste una gioventù che che ha voglia di fare grandi cose attraverso lo sport. Il risultato per i Paesi che visitiamo è una goccia nel mare dei loro problemi, ma l’esempio che abbiamo portato ha generato realtà autonome come ad Haiti dove è stata aperta una sede del Centro Sportivo Italiano che funziona con personale locale. “Csi per il mondo” però è soprattutto una mostruosa occasione per educare i giovani italiani. E per scoprire che esistono ragazzi meravigliosi».

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