mercoledì 12 ottobre 2016

«Non condivido assolutamente la decisione della Federcalcio. Capisco che per fare attività e promozione è necessario avere sponsor e casse piene, ma la Figc non può svuotare in questo modo il proprio ruolo educativo. Quello che passa è un messaggio molto grave, che non può essere sottovalutato ma allo stesso tempo non deve essere moltiplicato. Con una sponsorizzazione di questo tipo, nella Federazione se non più importante ma certamente la più forte, il messaggio è fortissimo e per questo devastante». Proprio non piace, all’ex-presidente di Confindustria e patron del Sassuolo calcio, l’accordo di sponsorizzazione tra Figc e Intralot.

Presidente, per anni però lo sport è stato sostenuto da soldi del Totocalcio… Verissimo, ma non è assolutamente la stessa cosa. Quella era un’Italia semplice che sognava e giocava per davvero con la propria squadra del cuore. C’erano anche i sistemisti, quelli che lo facevano in maniera compulsiva. Qui, invece, con questo tipo di aziende del betting ci si rivolge solo e soltanto a chi ha problemi di ludopatia. Con chi ama l’azzardo. Liberissimi di farlo, ma non trovo assolutamente giusto che la Figc prenda sottogamba questa questione. E ancor meno mi piace leggere dichiarazioni che dicono che quei denari servirebbero per la lotta alle ludopatie. Questo è azzardo, punto e basta».

Non crede che ci sia anche un problema di comunicazione? Questo tipo di problema va trattato come un’emergenza sociale. Poi c’è chi dice: ma ognuno fa dei propri soldi quello che vuole. Non è esattamente così. Dietro chi ha il vizio del gioco, ci sono poi drammi che hanno delle ricadute pesanti su tutti noi. Allora perché non diciamo: chi non ha voglia di andare a scuola se ne stia a casa propria? Se vogliamo una società migliore, delle generazioni di ragazzi migliori, dobbiamo partire dalla famiglia, dalla scuola e anche dalle attenzioni che ognuno di noi rivolge a questo tipo di problemi e di patologie».

Presidente, ma secondo lei i calciatori come la pensano in merito? La stragrande maggioranza non è assolutamente d’accordo. La penso come Francesco Toldo: cartellino rosso contro l’azzardo e la dipendenza. Poi qui si scherza con il fuoco: lo sport e il calcio in particolare, negli ultimi anni ha avuto a che fare con lo scandalo scommesse. Ma è mai possibile che una Federazione non provi imbarazzo a inserire tra i propri partner un’azienda che costruisce il proprio business nel mondo del gioco d’azzardo? Mi sembra quantomeno azzardato.

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