sabato 14 maggio 2016
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PASSO DEL BRENNERO (BOLZANO) «Qui doveva sorgere una rete, ma non ci sarà. Sono molto soddisfatto perché la collaborazione con l’Austria avviata due settimane fa si sta rivelando efficace ». Per ribadire la linea del governo italiano, il ministro degli Interni Angelino Alfano ha scelto ieri – dopo la visita a Ventimiglia – di salire fino al valico dei Brennero (di nuovo pacifico dopo la guerriglia di sabato con i Black Bloc), rafforzato dalle dichiarazioni del ministro tedesco delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble secondo il quale «l’Austria dovrebbe sostenere l’Italia, invece di stabilire al Brennero nuovi controlli ». Alfano ritiene di aver trovato una soluzione «netta e semplice» nella collaborazione diretta con l’omologo austriaco Wolfgang Sobotka. I due hanno concordato sul fatto che «per il momento non si rende necessaria la costruzione di una barriera al Brennero». Tra gli impegni presi c’è l’intensificazione dei controlli in territorio italiano: fermi e identificazioni sui cinque treni internazionali e nelle stazioni, rafforzamento di uomini a disposizione della Questura di Bolzano (50 poliziotti e 60 militari), opera di dissuasione fra i profughi. «Se un migrante arriva quassù pensando di raggiungere l’Austria ha compiuto una fatica vana; lo riportiamo indietro, in altri luoghi di accoglienza, perché siamo noi a decidere dove i migranti possono trovare accoglienza, non loro». Nella conferenza stampa, tenutasi nella stessa stube tirolese che aveva ospitato un mese fa il 'lancio' del progetto della Polizia sul controllo del confine, il ministro austriaco Sobotka ha convenuto d’intesa con il capitano del Land Tirolo, Gunther Platter, che questa è la «giusta direzione»: «rafforzando i controlli è calato drasticamente il numero dei clandestini », ha detto del sopralluogo con Alfano ai lavori per la paventata recinzione sono fermi e potrebbero non cominciare mai: «Sarebbe far tornare indietro le lancette della storia, l’Europa deve guardare avanti» ha ribadito il ministro dell’Interno italiano. Per Vienna, dunque, è arrivato il tempo del dietrofront, dopo i propositi bellicosi delle scorse settimane. Sull’unità europea messa in crisi dalla questione migranti è arrivato ieri al Brennero anche il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Quanto avviene in Siria ha un impatto immediato, oltre che sulla regione, sull’intera Unione europea, ad iniziare, ma non solo, dalla questione dei rifugiati – ha detto parlando ieri al contingente italiano della missione Unifil in Libano –. Su questo argomento si è aperto nell’Unione un dibattito dai toni talvolta sconsiderati, appartenenti a un passato remoto d’Europa e che, invece, qualcuno vorrebbe riproporre, dimenticando le tragedie che ha provocato». Rispetto alle previsioni di arrivi da nuove rotte, Alfano ieri ha smentito previsioni allarmistiche («a tutt’oggi è arrivato in Italia un 13,7% di migranti in meno rispetto allo scorso anno») e ha indicato che resta prioritaria la rotta libica alla quale è rivolta la strategia Migration compact, condivisa dall’Europa. E l’Austria? La decisione Ue di impedirle una sorta di 'permesso preventivo' a derogare dalle regole di Schengen è stata ieri apprezzata dal presidente della Regione Trentino Alto Adige-Südtirol, Ugo Rossi: «C’è un’evoluzione dell’Ue di questi ultimi mesi rispetto ai Paesi inadempienti in tema di accoglienza dei migranti, credo che – ha sottolineato il governatore trentino – la questione del Brennero abbia contribuito un po’ di più a fare entrare questi ragionamenti». Durante l’incontro al Passo del Brennero – vi ha partecipato come mediatore anche il presidente altoatesino, Arno Kompatscher – Alfano ha ricordato anche il volume di rapporti economici tra Austria e Italia: 17 miliardi di interscambio commerciale lo scorso anno, 29 milioni di tonnellate di merci all’anno dall’Italia verso l’Austria e un Tir ogni sette secondi attraversa la frontiere. «Un rallentamento del traffico – ha avvisato Alfano – comporterebbe enormi danni. Offriamo soluzioni per difendere le nostre libertà ma anche le nostre economie». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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