lunedì 19 giugno 2017
Siamo finiti a ridere e avremmo dovuto fare un'intervista seria per raccontare la sua disabilità, la sua forza e perché ha voluto scrivere un libro: «Non voglio vivere emarginata da tutto e tutti»

Avremmo dovuto fare un’intervista seria, raccontare la sua disabilità, la sua forza e perché ha voluto scrivere un libro. Non ci siamo riusciti granché. Ci abbiamo provato, ma quasi subito è finita a ridere insieme, Ivana Botticelli è stata presa in giro e al gioco, si è divertita da matti e così del libro abbiamo parlato pochissimo.

Però aveva scritto un lungo “documento” per quando ci saremmo incontrati. «Amo molto creare, inventare, ho fantasia - si legge -. Adoro la tecnologia e il mondo di internet, perché danno un aiuto anche a noi, che non possiamo muoverci, per intrecciare rapporti con altra gente e vedere posti lontani che nemmeno i normodotati potrebbero visitare».

“Cuore di farfalla” è il suo primo libro, l’ha scritto perché «molto spesso noi persone disabili veniamo messe da parte e molto spesso le nostre giornate sono considerate come spente e senza senso». Non è così, racconta Ivana: «Penso a grandi uomini, come Beethoven e Leopardi, che hanno tratto dalla loro diversità genialità e volontà per emergere».


Ivana cerca («nel mio piccolo») d’imitare quei grandi uomini. «Non voglio vivere emarginata da tutto e tutti, voglio dare invece il mio contributo per far capire che anche noi, i disabili, esistiamo e anche noi, come voi, abbiamo un cervello» e, «spesso, funziona meglio degli altri».

Ecco la ragione del suo libro, allora. Quella vera. Forte. «Far sì che la mia storia possa essere d’esempio per tutti coloro che vogliono trasformarsi da crisalide in farfalla».

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: