L'Italia non è un Paese per bambini


lunedì 16 giugno 2014
I dati Istat fotografano un calo demografico importante nel 2013: ventimila nati in meno, anche gli stranieri fanno meno figli. Coldiretti: colpa della crisi economica.
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​Non è un paese per bambini. Nel 2013 l'Italia fa registrare in termini di calo demografico un nuovo record negativo: ventimila bambini in meno. Gli italiani non fanno più figli e anche gli stranieri hanno iniziato a farne meno. Colpa della crisi e dalle politiche per la famiglia che mancano, ma ilsegnale è comunque preoccupante. L'incremento reale della popolazione registra una crescita molto modesta, pari ad appena 30mila unità (+0,1%). Il saldo naturale è il più basso da sempre: è negativo per 86.436 unità, picco negativo ancora più elevato di quello del 2012. Sola eccezione nelle province autonome di Trento e Bolzano e nella Campania. Mostra i primi segnali di stasi anche il contributo positivo alla natalità generato dalle donne straniere, si riduce in valore assoluto (2.189 bambini in meno rispetto all'anno precedente), pur continuando a crescere in termini di incidenza percentuale (15,1% dei nati sono generati da entrambi i genitori stranieri). E' questo il dato più significativo, e attorno al quale la politica sarà chiamata ad interrogarsi e (speriamo ad intervenire) emerso dal bilancio demografico nazionale elaborato dall'Istat. Sono più di 60 milioni i residenti in Italia (60.782.668) di cui l'8,1% (4,9 milioni) di cittadinanza straniera e più di un quarto della popolazione risiede al Nord-ovest. Il calcolo della popolazione è stato riavviato a partire dal censimento del 2011, sommando alla popolazione legale del 9 ottobre 2011 il movimento anagrafico del periodo 9 ottobre-31 dicembre 2011 e successivamente quello degli anni 2012 e 2013. Nel corso del 2013 l'incremento reale della popolazione, dovuto alla dinamica naturale e a quella migratoria, registra una crescita molto modesta, pari ad appena 30mila unità (+0,1%). Il movimento naturale della popolazione ha fatto registrare un saldo negativo di circa 86 mila unità. In particolare, sono stati registrati quasi 20 mila nati e circa 12 mila morti in meno rispetto all'anno precedente. Anche i nati stranieri diminuiscono per la prima volta rispetto all'anno precedente, pur rappresentando il 15% del totale dei nati. Il movimento migratorio con l'estero ha fatto registrare, nel 2013, un saldo positivo pari a circa 182 mila unità, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Aumenta l'emigrazione italiana, diminuisce l'immigrazione straniera. Il movimento migratorio, sia interno sia dall'estero, in calo rispetto al 2012, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro. Il fenomeno della denatalità è stato preso in esame anche dalla Coldiretti, che dà la colpa alla crisi e parla di segnale preoccupante. "Al 2013 si contano 62.315 nascite in meno rispetto all'inizio della crisi con un calo record del 12 per cento rispetto al 2008" emerge da una analisi realizzata sul bilancio demografico dell'Istat dal quale si evidenzia che nel 2013 per la prima volta a diminuire sono anche i nati stranieri, in calo di 2.189 unità rispetto all'anno precedente. "La riduzione delle nascite è un segnale preoccupate per un Paese che deve tornare a crescere e - conclude la Coldiretti - deve significare un maggiore impegno a sostegno della famiglia che rappresenta il nucleo di riferimento della società e della gran parte delle imprese italiane".
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