martedì 3 dicembre 2019
Presentato il 25mo rapporto Ismu sulle migrazioni: ecco come sono cambiati i flussi migratori negli ultimi 25 anni. Non solo sbarchi ma anche arrivi via terra
Foto Ansa

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Diminuiscono gli sbarchi in Italia e crescono le richieste di asilo. Com'è possibile? Non sono due dati equivalenti come spiega la XXV edizione del Rapporto sulle migrazioni, ISMU che ripercorre l’andamento dei flussi migratori degli ultimi 25 anni in Italia, mettendo in luce quest'anno anche l'orientamento dell'opinione pubblica sul tema dei porti chiusi, dopo i tanto discussi casi delle navi Sea Watch, dell'Aquarius e della nave della Marina militare U. Diciotti tenute bloccate per giorni di fronte alle coste italiane.
Dai sondaggi è emerso che i cittadini italiani sono per la maggior parte favorevoli alla chiusura dei porti: secondo il sondaggio Ipsos (2019) il 59% degli italiani intervistati è a favore della linea della fermezza. L'atteggiamento di minore tolleranza nei confronti degli immigrati che arrivano via mare in Italia è confermato anche dal sondaggio condotto da Demos & pi (2019): la scelta di non aprire i porti è condivisa da oltre la metà degli intervistati. È significativo quello che segnala il rapporto Ismu, ossia che all'inizio del 2018, l'orientamento fosse differente: il 49% degli italiani riteneva che l'accoglienza era da privilegiare rispetto al respingimento, mentre solo il 44% era a favore dei porti chiusi. Il cambiamento di opinione è avvenuto in un tempo relativamente breve, soprattutto in quelle categorie sociali più esposte alla crisi come operai disoccupati, ma anche lavoratori autonomi.

DIMINUISCONO GLI SBARCHI E AUMENTANO LE RICHIESTE DI ASILO
Alla riduzione degli sbarchi non è seguita una proporzionale contrazione delle richieste di asilo. La diminuzione degli sbarchi (10.707 al 28 novembre) è pari a -53,47% rispetto allo stesso periodo del 2018 e a -90,85% rispetto allo stesso periodo del 2017. Eppure da agosto 2018 le richieste di asilo superano gli sbarchi. Come è possibile tutto ciò? Gli arrivi via mare non sono gli unici.
E di conseguenza "i due dati non possono essere considerati equivalenti. In primis, non è facile avere dati sulle frontiere terrestri - ha spiegato Livia Ortensi, responsabile settore statisco Ismu - ma sappiamo che la rotta balcanica non è affatto chiusa. Secondo il Ministero dell’Interno nel 2019 (dati al 20 giugno) sarebbero 898 le persone intercettate al confine con la Slovenia. Tale dato è più del doppio rispetto al 2018. Poi ci sono i ritorni in Italia ai sensi del regolamento di Dublino, i cosiddetti Dublinati che pure contribuiscono a integrare il dato relativo di richieste di asilo. Stesso discorso valido per le persone arrivate in Italia tramite i corridoi umanitari dal Corno d'Africa e dal Libano".

Di fatto, come documentato anche da Avvenire, l'esternalizzazione delle frontiere ha portato a dei costi umani enormi, le cui tracce sono sulla pelle delle persone migranti, sebbene non possano essere calcolati con precisione, come spiegato anche nel corso della mattinata di presentazione del XXV rapporto Ismu nell'Aula Magna dell'Università cattolica.

I DINIEGHI IN AUMENTO A CAUSA DELL'ABOLIZIONE DELLA PROTEZIONE UMANITARIA
Passando all'analisi degli esiti delle richieste di asilo Ismu evidenzia che la percentuale dei dinieghi è andata crescendo nel tempo passando dal 30% delle decisioni di prima istanza del 2013, all'80% nel primo semestre del 2019: la proporzione dei dinieghi ha raggiunto il massimo nei primi sette mesi del 2019 a seguito dell'abolizione della protezione umanitaria. L'impatto di tale abolizione sul numero finale degli irregolari è di difficile quantificazione: la ricezione di un diniego infatti non si tramuta necessariamente nell'immediata perdita dello status di regolarità, poiché a coloro che presentano ricorso, nella maggior parte dei casi, viene sospeso l'ordine di lasciare l'Italia. In conclusione, l'abolizione della protezione umanitaria - come sottolineato anche dal professor Cesareo - avrà un significativo impatto sulla presenza irregolare, di cui però non è quantificabile con sicurezza l’orizzonte temporale, grazie alla non retroattività della norma che presumibilmente darà luogo a sentenze positive in fase di appello.

LE PRESENZE IN ITALIA: CHI SONO E DA DOVE ARRIVANO
Veniamo, ora, ai numeri della migrazione in Italia. "Nell'ultimo quarto di secolo la presenza dei migranti si è consolidata, stabilizzandosi. Basti pensare che le acquisizioni di cittadinanza dal 1998 al 2018 (incluso) hanno raggiunto un totale di 1.365.812" come ha spiegato il professor Vincenzo Cesareo, segretario generale dell'Ismu. Il radicamento della popolazione immigrata ha inciso su diversi aspetti del nostro Paese, dalla scuola al mercato del lavoro. Ad esempio, gli studenti con cittadinanza non italiana nell'ultimo quarto di secolo sono passati da 50mila presenze nel 1995/96 a 842mila del 2017/18; mentre i lavoratori stranieri da presenza invisibile e silenziosa, si sono trasformati in una componente strutturale del sistema produttivo.

La popolazione straniera è aumentata da quasi 922mila residenti (1998) a 6 milioni e 222mila presenti (regolari e non, stima Ismu al 1° gennaio 2019) su una popolazione di 60 milioni e 360mila residenti (oltre uno straniero ogni 10 abitanti). Rispetto alla stessa data del 2018, l'incremento degli stranieri presenti è stato dell’1,9% (mentre tra il 2017 e il 2018 la variazione era stata del 2,5%), dovuto in gran parte alla crescita della componente irregolare (+5,4%), pari a 562mila unità, che però appare ridimensionata rispetto al 2017 (+8,6%) e al 2016 (+12,9%). Tra i presenti l’84% è regolarmente iscritto in anagrafe, il 6,5% è regolare ma non iscritto in anagrafe, mentre il 9% è privo di un valido titolo di soggiorno.

E se al 1° gennaio 1994 i Paesi a forte pressione migratoria con più soggiornanti erano Marocco, Jugoslavia e Filippine, 25 anni dopo i primi tre paesi di provenienza dei residenti stranieri sono: Romania, Albania e Marocco.

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