lunedì 30 marzo 2015
"Favori e appalti" a una coop rossa. Con Ferrandin altri 9 in manette. La cooperativa aveva acquistato libri e vini di D'Alema, non indagato.
RETROSCENA Quegli accordi anomali che davano una mano alla camorra in Campania (A.M.Mira)
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Tangenti per la metanizzazione e la successiva gestione in concessione degli impianti a Ischia. Un’inchiesta della Procura partenopea, coordinata dai pm Woodcock, Carrano e Loreto e condotta dai carabinieri del Noe del colonnello Sergio De Caprio, il “Capitano Ultimo”, è culminata ieri con l’arresto del sindaco dell’Isola Verde Giuseppe “Giosi” Ferrandino e di altre nove persone, tra cui i dirigenti del colosso modenese delle cooperative rosse Cpl Concordia. L’indagine, avviata nell’aprile 2013, ha portato alla luce, per l’accusa, un sistema affaristico-corruttivo dalle molte ramificazioni organizzato e gestito dalla Concordia, che aveva effettuato anche una sorta di “censimento” di politici e istituzioni favorevoli «a sporcarsi le mani».Per Ferrandino la Cpl avrebbe sborsato 330mila euro, giustificati con la stipula di una convenzione con "Le Querce", albergo di proprietà della famiglia del sindaco, per soggiorni mai effettuati dai dipendenti della cooperativa nel 2013 e nel 2014. Inoltre l’assunzione come consulente del fratello del sindaco, Massimo, anch’egli in manette, e di altre persone e il pagamento di svariati viaggi, tra cui almeno uno in Tunisia, dove la Cpl aveva costituito fondi neri con cui retribuire pubblici ufficiali per ottenerne i “favori” nell’aggiudicazione degli appalti. Per i magistrati Ferrandino «era diventato una sorta di factotum al soldo della Cpl». Un suo intervento, secondo l’accusa, avrebbe favorito anche un collegamento tra la Croazia e Rodi Garganico, attivo da aprile a ottobre, per portare i fedeli italiani a Medjugorje e quelli croati, «ma anche dei paesi confinanti, a San Giovanni Rotondo».In carcere, su disposizione del gip Amelia Primavera, anche il responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo Francesco Simone, l’ex presidente Roberto Casari (in pensione dal 30 gennaio scorso, ma secondo l’accusa ancora regista degli affari della cooperativa), il responsabile commerciale dell’area Tirreno Nicola Verrini, il responsabile del nord Africa Bruno Santorelli, il presidente del consiglio di amministrazione della Cpl distribuzione Maurizio Rinaldi e l’imprenditore casertano Massimiliano D’Errico. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione (anche internazionale), dalla turbata libertà degli incanti al riciclaggio, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. «Credo si debba ribadire la valutazione che facciamo sempre in questi casi: se ci sono responsabilità, vanno valutate dalla magistratura e se ci sono delle persone che hanno sbagliato è giusto che paghino secondo la legge del nostro Paese», ha commentato il ministro del lavoro Giuliano Poletti. Dal Pd metropolitano di Napoli, che in via cautelare ha sospeso il sindaco, sottolineano: «Nel ribadire piena fiducia nell’operato dei magistrati, auspichiamo che Ferrandino possa chiarire la propria posizione e dimostrare l’estraneità agli addebiti che gli vengono contestati».Secretati i brani delle intercettazioni in cui gli arrestati fanno riferimento a presunti collegamenti tra la Cpl e la criminalità organizzata, oggetto di altra indagine. Note invece le conversazioni in cui i vertici della cooperativa parlano dei rapporti con Massimo D’Alema: la sponsorizzazione della presentazione del volume "Non solo euro" dell’ex leader del Pd a Ischia, l’11 maggio 2014, nonché l’acquisto di 2mila bottiglie di vino prodotte dall’azienda agricola della moglie.Immediata la risposta dell’ex premier: «Certamente ho rapporti con Cpl Concordia, ma sono del tutto trasparenti e non hanno comportato né la richiesta da parte loro né la messa in opera da parte mia di illeciti: non ho avuto alcun regalo e nessun beneficio personale». Nell’inchiesta compare anche il nome dell’ex parlamentare salernitano del Pdl Pasquale Vessa, che avrebbe ricevuto «circa un milione e 300 mila euro per il presunto sviluppo autorizzativo di due campi di fotovoltaico mai realizzati».
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