giovedì 2 marzo 2023
Parla Raffaele Falbo, sindaco di una cittadina vicino Cutro, Melissa: investire su controlli e accoglienza. E sulla visita del presidente Mattarella: «la presenza dello Stato ci dà forza»
«Io, sindaco, in ginocchio davanti alle bare bianche»
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«Mi sono inginocchiato per chiedere scusa ai quei bambini, a quelle persone, perché un po’ di responsabilità è anche mia. È stato gravissimo che con noi non ci fosse nessun rappresentante del governo».

Raffaele Falbo, primo cittadino di Melissa, a poche decine di chilometri da Cutro, è tra i sindaci crotonesi che si sono inginocchiati davanti alle piccole bare bianche nella preghiera che ha segnato l’apertura della camera ardente nel palazzetto dello sport Palamilone che ospita le salme degli immigrati. Ringrazia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per la sua visita oggi perché «la presenza dello Stato ci dà forza» e anche a nome dei colleghi, fa precise richieste. «Al governo chiediamo maggiore attenzione. Serve una risposta maggiore e migliore, come controlli in mare e come strutture a terra ancora più idonee all’accoglienza». E non fa mancare una dura critica. «Chi oggi ci governa deve capire che non sono “carichi residuali” e soprattutto che chi parte non può rimanere lì per migliorare la sua terra. Non condivido assolutamente le parole del ministro Piantedosi, perché non è quello il modo di affrontare la questione, soprattutto a poche ore dalla tragedia. Quelle persone partono da guerre, torture, da morte certa. Poi se uno fa solo speculazione politica…».

Cosa chiedete in particolare al governo?

In primo luogo è necessario fare chiarezza su quello che è successo, per capire se il problema è legato a un controllo della rotta oppure se è mancato l’intervento. Poi noi sindaci, oltre a dare la disponibilità all’accoglienza con le poche forze che abbiamo che sono i volontari di Croce rossa e Protezione civile, pensiamo che sarebbe necessario avere dei punti di riferimento più importanti rafforzando la Guardia costiera con personale e mezzi.

L’unica struttura sulla costa ionica è il Cara di Isola di Capo Rizzuto.

Che è sempre ai limiti della capienza perché quasi tutti giorni arrivano persone sbarcate a Lampedusa. Ma, lo ripeto, l’altra cosa fondamentale è lavorare per una maggiore vigilanza della costa che non viene controllata adeguatamente. Anche nel mio comune nel 2019 arrivò un barcone che si arenò sugli scogli. E purtroppo ci fu un morto. Facemmo coi volontari una catena umana per portare i naufraghi fino a riva. Poi arrivarono le forze dell’ordine. Che, quando scatta l’allarme, almeno a terra arrivano subito.

Il vostro territorio, tutta la zona ionica calabrese è sempre stata accogliente, non ci sono mai stati casi di intolleranza o proteste, malgrado tanti sbarchi.

Io ho incontrato più volte gli immigrati, li ho guardati negli occhi. Se vedi un bambino di 10 anni, una donna incinta, giovani di 20 anni, e senti quello che ti dicono, quello che raccontano delle sofferenze patite nel viaggio, non puoi non essere accogliente, non puoi non metterti a disposizione. Verrebbe meno l’elemento principale, dare una mano a un altro tuo simile. Da noi c’è tanta solidarietà. Quando sbarcano in poche ore abbiamo viveri e vestiti, ci arriva tantissima roba. Questo aspetto caratterizza la nostra terra, siamo così. È la verità.

Fino a questa tragedia gli sbarchi in Calabria non hanno fatto notizia, rispetto ad altre zone. Non hanno lo stesso risalto. La Calabria non fa sempre notizia…

Negli 80-90 quando c’erano gli omicidi facevano notizia solo se i morti erano tre o quattro. E lo stesso, purtroppo, avviene anche per gli immigrati.

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