martedì 5 febbraio 2013
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​«La gente crede che l’elettrochoc appartenga al passato, ma purtroppo non è così». Il dottor Emilio Lupo, segretario nazionale di Psichiatria democratica (la società scientifica fondata da Franco Basaglia), spiega perché secondo lui si tratta di una terapia superata e pericolosa. «È difficile immaginare che con un simile metodo empirico si possano risolvere i complessi problemi della mente. Dare una scossa non serve a niente, anzi è stato dimostrato che la Tec provoca danni alla memoria. In compenso, studi avanzati dimostrano che non porta benefici». Lo stesso Basaglia affermava che fare l’elettrochoc è come dare una botta al televisore. «Magari una volta su dieci riprende a funzionare, ma anche quando accade non sappiamo perché».Il principio scientifico, in effetti, non è ancora chiaro: lo ribadiva nel ’99 la circolare Bindi. E Lupo cita studi più recenti, in particolare quelli di Richard Bentall, professore della Bangor University (Galles). «L’efficacia a brevissimo termine ottenuta da una minoranza esigua di persone non può giustificare il rischio a cui sono esposti tutti coloro che subiscono l’elettrochoc. Il fatto che sia ancora usato – scrive lo studioso – attesta il fallimento di introdurre i principi della medicina basata sulle evidenze nella psichiatria».Partendo anche da queste conclusioni, Psichiatria democratica ha avviato la campagna "No elettrochoc" in diverse città italiane. «Ma non bisogna farne una crociata – avverte Lupo – l’importante è farsi carico della sofferenza dei pazienti e investire sulla salute di comunità e nei servizi territoriali. Fondamentale, poi, il rispetto della persona. Dietro l’elettrochoc, invece, c’è il triste dogma dell’inguaribilità della malattia mentale».L’onorevole Delia Murer (Pd) ha presentato l’estate scorsa un’interrogazione al ministro della Salute per sapere con quali modalità sia ancora praticata una terapia «finalizzata allo spegnimento piuttosto che al potenziamento e alla valorizzazione delle risorse personali del paziente».«Non abbiamo ricevuto risposta – attacca – ma con la nuova legislatura torneremo alla carica. Vogliamo capire se le prescrizioni della circolare Bindi sono sempre rispettate. La nostra impressione è che, invece di essere l’extrema ratio, l’elettrochoc sia spesso una delle prime opzioni. È grave che si ricorra ancora a questo metodo senza magari verificare se esistono altre soluzioni. Occorre garantire un monitoraggio serio e adeguato. La stessa circolare Bindi deve essere aggiornata alla luce dei dati scientifici e degli studi più recenti».
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