giovedì 6 febbraio 2014
​La psicoloca Maioli Senese: i genitori ridotti al ruolo di "badanti" dei proprio figli, si è perso il riconoscimento dell'autorevolezza del padre.
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La cancellazione di quelle due parole simbolo, padre e madre, dai moduli per le iscrizioni a scuola, è la spia di un processo in atto da tempo, la cancellazione del ruolo "autorevole" che in passato avevano i genitori, oggi ridotti a svolgere solo il compito di allevare e curare i propri figli, una sorta di "badanti" al contrario. Il compito assai più impotante di trasmettere l'identità è stato invece spostato fuori dalla famiglia, affidato alle mode, ai consumi, a internet e ai social media. Per Vittoria Maioli Senese, psicologa della coppia, autrice di numerosi saggi e direttrice del Consultorio Famigliare di Rimini il problema è lo "scolorimento" e soprattutto "l'omologazione" delle figure genitoriali.

L'Italia sta seguendo l'esempio negativo della Francia, dove ormai esistono solo i genitori 1 e 2. E' un tentativo di eliminare la famiglia? C'è il tentativo di minare l'ordine naturale della vita, ma siccome la famiglia non l'ha inventa l'uomo, non può sparire. Quello che mi dispiace è che nella società è in corso un processo di omologazione, di eliminazione di tutte le differenze, una società gelatinosa dove non si può più dire: "questa è mia madre e questo è mio padre". Questo fenomeno omologante colpisce non solo le famiglie ma è presente ad ogni livello. Quali conseguenze ha sulla crescita dei ragazzi? La riduzione sul piano sociale e culturale del genitore ad una funzione, l'esaltazione del rapporto strumentale, non meglio identificabile, e non del suo essere e della sua identità come persona. Il genitore è diventato colui a cui si deve far riferimento per questioni legali e burocratiche, che paga i danni se il ragazzo rompe qualcosa a scuola. Questa modalità con cui la società tratta la famiglia rappresenza la sua debolezza. Alla famiglia non è più riconosciuto il ruolo di colonna portante della società? Il riconoscimento pubblico si è perso molto. Oggi non è riconosciuta rispetto ai suoi bisogni alla tassazione, è ridotta a funzione biologica di allevamento e di cura e non si vede attribuito il compito fondamentale, quello educativo e generativo di identità. Questo indebolimento si vede nel fatto che i genitori sono sempre più fragili e incapaci di affermare la propria identità, hanno perso l'autorevolezza e si sono ridotti a dei "badanti" dei propri figli.  E' in atto anche una progressiva diminuzione del numero delle famiglie. I dati Istat ad esempio segnalano che il 45% dei milanesi vive da solo.

Questo è un altro aspetto del problema. Negli ultimi vent'anni si è deciso di chiamare famiglia anche i nuclei composti da una sola persona, utilizzando ancora una volta il termine in maniera sbagliata, pensando solo ai consumi. Per parlare di famiglia bisogna essere almeno in due. Questa omologazione porta anche ad una confusione tra il ruolo femminile e quello maschile? Certo si va verso questa deriva di equiparazione dei genitori, indipendentemente dal sesso. Per ottenerla si devono prima eliminare le differenze. E non è casuale quindi il fenomeno dello sbiadimento della figura del genitore. Il "codice paterno" che ha il compito di trasmettere l'identità, che ti dice chi sei, si è spostato verso l'esterno della famiglia, viene sempre più spesso esercitato dalle leggi e dagli ambienti sociali.

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